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Guerriglia urbana
23 Gennaio 2026 - 21:16
Alta tensione a Torino
Sta circolando sui social da qualche giorno e non è certo una bella notizia. È un “kit di sopravvivenza” che, da sempre, anarchici e antagonisti rispolverano dall’armadio alla vigilia di manifestazioni che si annunciano violente. Sta accadendo in vista del triplo corteo in programma il 31 gennaio: una protesta per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Di per sé il kit non dice nulla di particolare, ma suggerisce ai manifestanti di riempire gli zaini di limoni e di farmaci per limitare le conseguenze dei gas lacrimogeni. Si spiega come soccorrere i feriti e curare provvisoriamente tagli o ematomi. Ogni qual volta questo manuale è stato diffuso, poi, puntualmente, sono avvenuti violenti scontri con vittime da una parte e dall’altra e con danneggiamenti a strade, palazzi e arredo pubblico. La prima volta il kit è stato diffuso alla fine degli Anni Novanta, alla vigilia della manifestazione anarchica a Torino dopo i suicidi di Sole e Baleno (Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari). Ci furono scontri terribili e i manifestanti assaltarono anche il Palazzo di Giustizia. Il Maalox e i limoni riempivano anche gli zaini degli antagonisti e degli autonomi protagonisti della manifestazione di chiusura del G8 Università del 2009 a Torino che diede vita alla “terribile battaglia di corso Marconi”. Il kit è stato ampiamente diffuso tra i No Tav, specie nel 2011, nel doppio assalto (uno da parte della polizia, l’altro dei black bloc) alla “libera repubblica della Maddalena” a Chiomonte in Val di Susa. Il kit è ricomparso, ancora una volta, in tempi Covid, quando il centro cittadino fu preso d’assalto e depredato da migliaia di NoVax, ultrà di varie tifoserie e dagli antesignani degli attuali “maranza”.
Questa la cronaca del passato. Appare evidente, dunque, che dopo la diffusione via social del “manuale di sopravvivenza” cresca l’allarme. Ne è convinto anche un ministro del governo Meloni, il torinese Paolo Zangrillo, che ieri ha dichiarato: «La diffusione sui social network di indicazioni operative e materiali per prepararsi a scontri di piazza in vista della manifestazione nazionale annunciata per il 31 gennaio a Torino contro lo sgombero di Askatasuna rappresenta un fatto di gravità assoluta. Siamo di fronte a una vera e propria organizzazione preventiva del conflitto - aggiunge Zangrillo -, resa pubblica con spavalderia e senso di impunità. Manuali, slide e istruzioni su come affrontare interventi di ordine pubblico vengono veicolati come se fossero un servizio utile, normalizzando l’idea dello scontro e dando per scontata la violenza. Askatasuna non è più solo il simbolo di un’occupazione abusiva, ma il fulcro di una strategia che utilizza i canali digitali per legittimare e promuovere comportamenti eversivi. È un salto di qualità inquietante: dalla piazza alla propaganda digitale, dalla protesta alla pianificazione dello scontro e della devastazione della città. Questo clima di sfida aperta alle istituzioni e alle Forze dell’Ordine non può essere tollerato. È necessario intervenire con la massima fermezza per rimuovere questi contenuti, individuare i responsabili e verificare ogni profilo di istigazione a delinquere legato alla manifestazione del 31 gennaio».
Se sarà guerra lo si vedrà il 31 e lo si potrà intuire già qualche giorno prima. Appare assai improbabile che Askatasuna da sola (anche sommata ai No Tav) possa mettere a ferro e a fuoco la città intera, anche se il 20 dicembre ne abbiamo avuto un assaggio. Bisognerà vedere se l’appello del centro sociale convincerà altri gruppi di altre città o nazioni a convergere a Torino per la manifestazione: black bloc, anarchici rivoluzionari, greci, svizzeri e francesi e i militanti di altri centri sociali italiani. Senza un forte supporto esterno, oggi Askatasuna e NoTav, non sembrano in grado di offrire una prova di forza significativa, ma quanto basta per causare danni seri. L’allarme del Ministro, che è comunque fondato, è condiviso dai responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza, quali il questore di Torino Massimo Gambino e il prefetto Donato Cafagna (per non parlare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi). Un piano di difesa è allo studio, ma un “kit di sopravvivenza”, forse, sarebbe più utile, come sempre, ai poliziotti, piuttosto che ai manifestanti.
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