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I dati
24 Gennaio 2026 - 10:45
I bollettini sulla qualità dell’aria possiedono un paradosso intrinseco: dietro numeri e tabelle si nasconde la qualità reale della nostra vita. Quando Arpa Piemonte pubblica i dati annuali, la lettura deve saper distinguere tra i meriti strutturali e i regali della natura. Il report di inizio 2026 sul bilancio del 2025 descrive un anno eccezionale, dove una combinazione di fattori ha permesso di respirare un'aria decisamente più pulita, pur lasciando aperti interrogativi sul futuro.
Il miglioramento registrato nel 2025 non può essere slegato da un quadro meteo-climatico particolarmente favorevole. Come spiegato dal direttore di Arpa Piemonte, Barbero, l'anno appena trascorso è stato caratterizzato da una spiccata capacità di dispersione degli inquinanti.
Gennaio (+0,7°C), febbraio (+1,1°C) e un dicembre decisamente caldo (+2,2°C) hanno ridotto la necessità di riscaldamento e i fenomeni di inversione termica.
Pioggia e neve, distribuite con regolarità soprattutto nei mesi critici, gennaio, marzo, aprile e dicembre, hanno agito come un lavaggio naturale dell'atmosfera.
Il dato più clamoroso riguarda il biossido di azoto (NO2), inquinante simbolo delle emissioni da traffico e combustione. Per la prima volta nella storia delle rilevazioni regionali, il limite annuale di 40 microgrammi per metro cubo è stato rispettato in tutte le stazioni di monitoraggio. Si tratta di un segnale potente: il miglioramento non è più un fenomeno isolato ad alcune zone fortunate, ma coinvolge l'intera rete regionale. Resta da capire se questo traguardo saprà resistere a un eventuale ritorno di inverni più rigidi e secchi.
Anche per le polveri sottili (PM10) il trend è positivo, ma con una nota dolente geograficamente localizzata.
Il limite giornaliero è stato rispettato in 29 punti su 33, un netto miglioramento rispetto ai 25 dell'anno precedente. Le stazioni critiche si sono dimezzate, passando da 8 a 4. Il problema è che queste ultime quattro stazioni "fuorilegge" sono tutte concentrate nell'area torinese. Torino rimane il cuore dell'affanno piemontese: la densità abitativa, il traffico e la conformazione del territorio rendono estremamente difficile liberare l'aria dal particolato, confermando il capoluogo come il laboratorio di sfida ambientale più complesso della regione.
L'analisi di Arpa allarga lo sguardo oltre il consueto dibattito sulla mobilità. Se il traffico resta il principale imputato, emergono altri fattori critici, come l'impatto della chimica in settori produttivi specifici come l'agricoltura nelle Langhe e nel Roero. L'inquinamento non è un problema a compartimenti stagni, ma il risultato di un intero sistema logistico, energetico e industriale.
La sfida ora è trasformare questo risultato in una rotta stabile e duratura.
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