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Economia & Finanza
13 Marzo 2026 - 08:30
Che cosa succede quando l’innovazione corre più della trasparenza? Per Intesa Sanpaolo il conto è salato: 17.628.000 euro di sanzione inflitti dal Garante privacy per il trattamento illecito dei dati di circa 2,4 milioni di clienti, trasferiti unilateralmente alla controllata al 100% Isybank Spa, banca interamente digitale. Una vicenda che accende un faro su come si coniugano trasformazione tecnologica, diritti degli utenti e correttezza informativa.
Una selezione, viene spiegato, che incideva in modo significativo sulla posizione dei clienti, perché comportava il passaggio a un diverso titolare del trattamento e una modifica unilaterale del rapporto.
Che cosa cambiava per i correntisti
Il trasferimento ha prodotto effetti concreti: attribuzione di un nuovo iban, con la necessità di comunicarlo a terzi; assenza di sportelli fisici e accesso al conto esclusivamente tramite app; nuove modalità operative rispetto a quelle originariamente previste. Domanda retorica: può davvero dirsi “neutrale” un passaggio che cambia operatività quotidiana e interlocutore contrattuale?
Comunicazioni carenti (in piena estate)
Il Garante rileva comunicazioni inadeguate: molte sono state inviate in coincidenza con il periodo estivo, collocate nella sezione archivio dell’app di Intesa Sanpaolo, senza dare la necessaria evidenza a un’operazione straordinaria. Mancavano, ad esempio, notifiche push o sms. In questo contesto, afferma l’Autorità, il cliente non poteva ragionevolmente prevedere un trattamento di questo tipo sulla base delle informazioni ricevute.
Perché il trattamento è illecito secondo il Garante
Il cuore della contestazione riguarda: - l’assenza di una base giuridica adeguata per la profilazione finalizzata al trasferimento - l’impatto sostanziale sulle condizioni contrattuali e operative - la carenza di un’informativa chiara, tempestiva ed evidenziata in modo congruo.
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