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Economia & Territorio

Leonardo, 470 assunzioni a Torino: ecco perché (anche) la guerra rilancia l'occupazione

Numeri, contesto geopolitico e sfide industriali e i nuovi posti posti di lavoro fra il capoluogo e Caselle

Torino riparte dall’aerospazio: le 470 assunzioni di Leonardo e il nuovo baricentro della difesa

Sembrava un sismografo stanco, l’industria torinese. Poi, d’improvviso, l’ago ha ricominciato a muoversi. Una boccata d’ossigeno, direbbe qualcuno. Ma è solo aria fresca o il segnale di una trasformazione più profonda? La notizia è di quelle che fanno rumore: entro la fine dell’anno Leonardo assumerà 470 persone in più nel torinese, nella strategia delineata nell'aggiornamento del piano industriale contestuale alla pubblicazione dei conti 2025


I numeri: dove arrivano i nuovi posti
- Caselle Torinese: da circa 2.070 a oltre 2.200 addetti

- Torino: da 1.600 a circa 1.800 addetti

- Thales Alenia Space (joint venture): fino a circa 1.100 dipendenti

Per un territorio che negli ultimi vent’anni ha visto ridimensionarsi pezzi storici della propria manifattura, questi incrementi significano più ingegneri, più tecnici, più ricerca. E una filiera che si rianima: posti di lavoro altamente qualificati, università coinvolte, innovazione tecnologica che rientra in orbita.

Che cos'è davvero Leonardo
Per capire da dove arriva questa crescita, bisogna chiarire chi sia Leonardo: non una semplice azienda aeronautica, ma il principale gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio, controllato in larga parte dallo Stato, tramite il ministero dell'Economia, e tra i grandi attori europei nella produzione di sistemi militari. Il portafoglio spazia da radar ed elettronica per la difesa a elicotteri, satelliti, tecnologie cyber e componenti dei principali programmi aeronautici militari occidentali. I suoi sistemi sono in uso in decine di Paesi e operano su più domini: dall’aeronautica alla sicurezza informatica, dallo spazio alla difesa elettronica.

A Torino, il gruppo ha progressivamente spostato il baricentro dalla produzione alla progettazione: dove un tempo si realizzavano componenti per velivoli come Tornado o AMX, oggi si progettano piattaforme aeronautiche digitali, simulazioni avanzate, sistemi integrati con intelligenza artificiale. È un salto tecnologico vero, che ridisegna anche le competenze richieste.

Perché adesso: la domanda globale di difesa
La domanda è inevitabile: da dove arriva questa crescita? L’orizzonte non è locale, è geopolitico. Negli ultimi anni la richiesta globale di tecnologie per la difesa è cresciuta rapidamente. Non solo per la guerra in Ucraina, che in Europa ha riportato in primo piano il tema della sicurezza militare. Pesano oggi le tensioni e le guerre in Medio Oriente: il confronto diretto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il conflitto permanente tra Israele e Hezbollah in Libano, un’instabilità che attraversa l’intera regione. Quando cresce l’instabilità internazionale, aumentano quasi automaticamente gli investimenti militari. E quando crescono gli investimenti militari, cresce anche l’industria della difesa



La spesa che cambia il panorama europeo
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno:

- Nel 2024 i Paesi dell’Unione Europea hanno speso 343 miliardi di euro per la difesa, il livello più alto mai registrato, con un aumento del 19% in un solo anno.

- Nel 2025 la cifra è salita oltre 381 miliardi di euro, superando per la prima volta la soglia del 2% del PIL europeo destinato alla difesa.

- Anche l’Italia segue la stessa traiettoria: il bilancio della difesa ha raggiunto circa 31 miliardi di euro nel 2025, con un aumento di oltre 2 miliardi rispetto all’anno precedente. L’obiettivo dichiarato è avvicinarsi stabilmente alla soglia del 2% del PIL richiesta dalla Nato, l’Alleanza Atlantica.

- Guardando a un decennio, la spesa militare italiana è cresciuta di circa il 60%, passando da livelli molto più bassi agli oltre 30 miliardi attuali.

È dentro questo quadro che vanno letti i numeri di Leonardo. Gli Stati investono di più in sistemi militari, ricerca tecnologica, piattaforme aeronautiche e cyber-security. Le aziende di settore – come Leonardo – diventano inevitabilmente snodi industriali di questa nuova fase.


I programmi che ridisegnano l'aeronautica
La conferma arriva dai programmi in corso:

- Eurofighter Typhoon, pilastro dell’aeronautica europea

- GCAP, il futuro caccia di sesta generazione sviluppato con Regno Unito e Giappone Torino e il Piemonte sono tra i nodi di questa rete tecnologica.

Qui si progettano sistemi, si simulano missioni, si testano piattaforme digitali che integrano aria, spazio e cybersicurezza. È una filiera che attraversa imprese, centri di ricerca e atenei, e che punta a consolidare competenze difficilmente delocalizzabili.



Che cosa significa per Torino e il Piemonte
Il dato occupazionale è la superficie; sotto corre una trasformazione industriale: il Piemonte – che per decenni ha vissuto intorno all’automobile – si ritrova dentro una nuova costellazione produttiva fatta di aerospazio, difesa e sicurezza digitale. Non è un percorso privo di contraddizioni: è giusto che una parte della crescita venga dall’economia della sicurezza e della difesa? La domanda è legittima. Ma il punto, qui, è fotografare il fenomeno: mentre l’Europa cresce poco e molti settori cercano ancora un equilibrio, uno dei comparti che accelera di più è proprio quello legato alla sicurezza e alla difesa. Nel concreto, le 470 assunzioni annunciate a Torino e Caselle Torinese sono una buona notizia per chi troverà lavoro e per un territorio che ha bisogno di ricerca, ingegneria e competenze. Ma raccontano anche qualcosa di più grande: una parte crescente dell’economia tecnologica europea sta trovando nuovo impulso negli investimenti militari decisi dai governi negli ultimi anni.

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