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Economia & Territorio
13 Marzo 2026 - 10:50
Sembrava un sismografo stanco, l’industria torinese. Poi, d’improvviso, l’ago ha ricominciato a muoversi. Una boccata d’ossigeno, direbbe qualcuno. Ma è solo aria fresca o il segnale di una trasformazione più profonda? La notizia è di quelle che fanno rumore: entro la fine dell’anno Leonardo assumerà 470 persone in più nel torinese, nella strategia delineata nell'aggiornamento del piano industriale contestuale alla pubblicazione dei conti 2025.
- Torino: da 1.600 a circa 1.800 addetti
- Thales Alenia Space (joint venture): fino a circa 1.100 dipendenti
Per un territorio che negli ultimi vent’anni ha visto ridimensionarsi pezzi storici della propria manifattura, questi incrementi significano più ingegneri, più tecnici, più ricerca. E una filiera che si rianima: posti di lavoro altamente qualificati, università coinvolte, innovazione tecnologica che rientra in orbita.
Che cos'è davvero Leonardo
Per capire da dove arriva questa crescita, bisogna chiarire chi sia Leonardo: non una semplice azienda aeronautica, ma il principale gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio, controllato in larga parte dallo Stato, tramite il ministero dell'Economia, e tra i grandi attori europei nella produzione di sistemi militari. Il portafoglio spazia da radar ed elettronica per la difesa a elicotteri, satelliti, tecnologie cyber e componenti dei principali programmi aeronautici militari occidentali. I suoi sistemi sono in uso in decine di Paesi e operano su più domini: dall’aeronautica alla sicurezza informatica, dallo spazio alla difesa elettronica.
A Torino, il gruppo ha progressivamente spostato il baricentro dalla produzione alla progettazione: dove un tempo si realizzavano componenti per velivoli come Tornado o AMX, oggi si progettano piattaforme aeronautiche digitali, simulazioni avanzate, sistemi integrati con intelligenza artificiale. È un salto tecnologico vero, che ridisegna anche le competenze richieste.
Perché adesso: la domanda globale di difesa
La domanda è inevitabile: da dove arriva questa crescita? L’orizzonte non è locale, è geopolitico. Negli ultimi anni la richiesta globale di tecnologie per la difesa è cresciuta rapidamente. Non solo per la guerra in Ucraina, che in Europa ha riportato in primo piano il tema della sicurezza militare. Pesano oggi le tensioni e le guerre in Medio Oriente: il confronto diretto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il conflitto permanente tra Israele e Hezbollah in Libano, un’instabilità che attraversa l’intera regione. Quando cresce l’instabilità internazionale, aumentano quasi automaticamente gli investimenti militari. E quando crescono gli investimenti militari, cresce anche l’industria della difesa.
- Nel 2024 i Paesi dell’Unione Europea hanno speso 343 miliardi di euro per la difesa, il livello più alto mai registrato, con un aumento del 19% in un solo anno.
- Nel 2025 la cifra è salita oltre 381 miliardi di euro, superando per la prima volta la soglia del 2% del PIL europeo destinato alla difesa.
- Anche l’Italia segue la stessa traiettoria: il bilancio della difesa ha raggiunto circa 31 miliardi di euro nel 2025, con un aumento di oltre 2 miliardi rispetto all’anno precedente. L’obiettivo dichiarato è avvicinarsi stabilmente alla soglia del 2% del PIL richiesta dalla Nato, l’Alleanza Atlantica.
- Guardando a un decennio, la spesa militare italiana è cresciuta di circa il 60%, passando da livelli molto più bassi agli oltre 30 miliardi attuali.
È dentro questo quadro che vanno letti i numeri di Leonardo. Gli Stati investono di più in sistemi militari, ricerca tecnologica, piattaforme aeronautiche e cyber-security. Le aziende di settore – come Leonardo – diventano inevitabilmente snodi industriali di questa nuova fase.
I programmi che ridisegnano l'aeronautica
La conferma arriva dai programmi in corso:
- Eurofighter Typhoon, pilastro dell’aeronautica europea
- GCAP, il futuro caccia di sesta generazione sviluppato con Regno Unito e Giappone Torino e il Piemonte sono tra i nodi di questa rete tecnologica.
Qui si progettano sistemi, si simulano missioni, si testano piattaforme digitali che integrano aria, spazio e cybersicurezza. È una filiera che attraversa imprese, centri di ricerca e atenei, e che punta a consolidare competenze difficilmente delocalizzabili.
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