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Il personaggio

Il decano dei commercialisti di Torino: "I miei 70 anni di conti tra Agnelli e Intesa Sanpaolo"

Giacomo Zunino, 94 anni, premiato dall'Ordine dei Commercialisti alla Palazzina di Stupinigi

Il decano dei commercialisti di Torino: "I miei 70 anni di conti tra Agnelli e Intesa Sanpaolo"

Taglia il traguardo dei 70 anni di professione il commercialista torinese Giacomo Zunino. Il suo Ordine lo festeggia con una cerimonia alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, in cui vengono premiati i professionisti con maggiore anzianità. Nello studio Zunino è passata buona parte della storia economica della città: basti pensare che ha ricoperto incarichi professionali in Ifi, Fiat, Comau, Olivetti, Deutsche Bank, Banca Sanpaolo, Banca Crt, Pinifarina, solo per citarne alcuni.

Figlio di un commercialista che negli Anni 20 ha fondato il Corriere Economico, un giornale che ha chiuso nel dopoguerra, Zunino si è occupato professionalmente della Gazzetta del Popolo: «Per questo ammiro molto i giornalisti, per me sono persone speciali, gente che ama la libertà. Io mi sento un uomo libero». Ha una grande passione sportiva, il Toro. «A 14 anni andavo allo stadio Filadelfia per mano con Valentino Mazzola, conoscevo tutti i giocatori del Grande Torino. Quando ci fu la sciagura di Superga per me fu un dolore enorme. Mio padre contribuì all’identificazione delle salme. Nella vita ho pianto due volte: per la morte di mio padre e per la scomparsa del Grande Torino». E il Toro di oggi? «Mi vergogno di quello che sta succedendo».

La sua carriera di commercialista inizia nel 1955. «Alla professione vera e propria ho affiancato quella di commissario liquidatore di aziende, insomma ho fatto anche l’industriale». Prudentissimo, non fa pettegolezzi o si sbilancia in giudizi su nessuno degli importanti personaggi con cui ha lavorato, dall’Avvocato Agnelli a Carlo De Benedetti: «Per me sono stati tutti clienti con cui ho avuto buoni rapporti».

Due le vicende che ricorda con particolare piacere: la prima è lo studio per la ristrutturazione del Gruppo Sanpaolo. Mostra uno spesso volume dalla copertina rossa: «Ce ne sono altri quattro. È un lavoro che ho fatto nel ’91». L’altra è l’incarico di commissario liquidatore del Gruppo Indesit, dall’’86 all’89, con 15 stabilimenti in tutta Italia: «Da un giorno all’altro mi sono trovato con più di 8mila persone sulle spalle. La cosa più bella è stato il rapporto con i dipendenti, in particolare con gli operai». Racconta un episodio: «Vado a Santa Maria Capua a Vetere nello studio di un professionista, dove c’erano altre persone. Ero con un avvocato, quando quest’ultimo si assenta brevemente mi dicono: ‘O lei dice tutto quello che vogliamo noi o la facciamo fuori’. Lo riferii e quella gente scomparve. Il mio lavoro alla Indesit è sempre stato fatto in collaborazione con la magistratura civile ed è stato positivo. Nessuno spezzatino, organizzai l’asta di vendita e la vinse Vittorio Merloni dell’Ariston. Ancora oggi qualche dipendente mi telefona per farmi gli auguri di Natale».

Consiglierebbe la professione di commercialista ai giovani? «Certo. Oggi la professione ha qualche problema, è meno redditizia, più difficile, ma ci sono grandi prospettive. Bisogna specializzarsi su singoli settori. Le donne sono numerose e sono contento: sono sempre stato bene con loro».

Sullo sviluppo tecnologico, dall’informatizzazione all’intelligenza artificiale - confessa: «Non lo conosco, il mondo ormai va avanti velocemente. Comunque è indispensabile saper usare gli strumenti di oggi».

Il futuro del suo studio? «L’ho lasciato in buone mani».

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