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Il Borghese
20 Gennaio 2026 - 05:50
L’obiettivo è 90mila vetture prodotte in un anno, con 2mila nuovi posti di lavoro a fronte di un investimento di 200 milioni di euro, con un programma di produzione di almeno sei modelli. È il piano di Stellantis per lo stabilimento di Tafaroui, in Algeria, già “Fiat Algerie”, per il quale sta costruendo una rete di fornitori, un vero e proprio indotto. Quello torinese, cui il gruppo di John Elkann fa l’offerta: venite a produrre in Algeria, ci saranno opportunità di sviluppo e forti incentivi (anche governativi).
Uno stabilimento inaugurato tra il 2023 e il 2024 con le produzioni Fiat: la 500 Hybrid, (ossia la vecchia a motore termico che veniva prodotta in Polonia, da non confondere con la nuova in produzione a Mirafiori), la Tipo, poi Scudo, Ducato e Doblò, cui da poco si è aggiunta la Grande Panda. Ed è dei giorni scorsi la notizia che anche Opel avvierà la produzione in terra d’Africa, probabilmente a partire dal Frontera.
«Il mercato automobilistico algerino sta attraversando una fase di forte crescita, trainata dall’aumento della domanda di veicoli nuovi e usati e dalle politiche di investimento nel settore» spiegano da Stellantis nell’invito, ricordando che «nel 2024 l’Algeria ha registrato una produzione di circa 30mila veicoli», divenuti in realtà 50mila nel corso dell’anno appena passato. Inoltre, il progetto del Gruppo ha il supporto dell’Agenzia algerina per gli investimenti (ossia il governo di Algeri).
Stellantis offre «una possibile collaborazione, anche con i partner algerini di Stellantis che saranno presenti», per ampliare la presenza nel mercato africano, ma in particolare ventila «opportunità di avviare linee di produzione o di approvvigionamento locali, riducendo i costi logistici e migliorando i tempi di consegna». Traduzione: aprite qui una fabbrica, vi aiutiamo noi. E il dilemma è lo stesso di altre situazioni: non tutte le realtà sono in grado di mantenere due stabilimenti in due continenti, ergo chi apre in Africa quasi certamente lascia l’Italia.
Certo, si parla di «progetti di innovazione tecnologica e sostenibile per la riduzione dell’impatto ambientale e l’introduzione di nuovi materiali e tecnologie» per creare un vero ecosistema produttivo. Ciò che non viene detto, ma che rappresenta il fulcro del piano di Stellantis, è che in Algeria il costo del lavoro è infinitamente più basso: lo stipendio di un operaio è pari al cosiddetto salario minimo garantito, ossia 24mila dinar algerini, al cambio circa 130 euro al mese.
Lo stabilimento di Orano e il suo sviluppo erano una parte del piano industriale Dare Forward 2030 di Tavares, piano mandato in archivio a giudicare da quanto filtra sulle intenzioni - e le prime mosse - del nuovo ceo Antonio Filosa. Ma le produzioni in Africa, come dimostrano il maxi investimento da un miliardo anche nel polo di Kenitra in Marocco, non vengono archiviate, anzi.
L’ironia della sorte è che appena un paio di giorni dopo, come abbiamo scritto qui, a Torino ci sarà anche Toyota, con la controllata Aisin, per reclutare fornitori torinesi e piemontesi. Le porte girevoli dell’automotive, che per Stellantis sono sempre quelle dell’uscita (dall’Italia).
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