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La crisi dell'ex Fiat

Stellantis, i suoi primi 5 anni. Filosa: "Mi sto divertendo" (ma forse solo lui)

Il ceo racconta sei mesi intensi: 13 miliardi nel Midwest, pausa su modelli elettrici e revisione dei marchi

Stellantis, cinque anni dopo: Filosa al volante tra ripartenza americana, pausa sull’elettrico e dossier marchi

Cinque anni fa, il 16 gennaio 2021, dalla fusione fra Fca (ossia Fiat e Chrysler) degli Agnelli/Elkann e Psa dei Peugeot nacque Stellantis, quarto costruttore mondiale. Un matrimonio accolto con scetticismo da più di un analista, anche perché Sergio Marchionne, scomparso nel 2018, l’aveva sempre escluso. Poi l’era Tavares e, sei mesi fa, la “conclusione shock”. Oggi al timone c’è Antonio Filosa, che dal Salone di Detroit offre uno spaccato dei primi mesi: “Mi sto divertendo un mondo. Amo il mio lavoro, i team, i nostri marchi. Come potrei essere triste?”. A divertirsi, però, al momento sembra soprattutto lui: tra azionisti provati dai saliscendi di Borsa (con 40 miliardi di euro bruciati dal 2024) e lavoratori in attesa di certezze, la rotta va spiegata e consolidata.


Sei mesi al comando
Filosa è rientrato negli Stati Uniti, base Detroit, dove ha passato circa metà del tempo dall’incarico. “Abbiamo avuto un anno impegnativo, ma sono fiducioso”, dice. E insiste sul metodo: contatto diretto, risposte a tutti i messaggi, ponti riallacciati là dove si erano bruciati.



Concessionari e sindacati, rapporti da ricucire
La svolta più visibile riguarda la rete: “Siamo in costante contatto con i nostri concessionari. Sono soddisfatto di come sta procedendo il rapporto e credo che possiamo migliorarlo ulteriormente”. Sul fronte sindacale, dopo le frizioni dell’era precedente, il clima si è disteso: “Il team ha risolto alcuni conflitti e ha instaurato un rapporto con sindacati, concessionari e fornitori. Giorno dopo giorno, sempre meglio” riporta la testata Clubalfa.



13 miliardi nel Midwest e 25mila posti di lavoro
Il capitolo investimenti è il più pesante: 13 miliardi di dollari nelle attività del Midwest, il più grande impegno in un secolo di storia industriale. La stima è di 5.000 posti in Stellantis e circa 20.000 nell’indotto. “Una buona notizia per la UAW e per noi”, rivendica Filosa. Segnale di un riposizionamento forte sul mercato nordamericano.

In Italia, invece, il piano al momento è concentrato solo in 2 miliardi di euro (cui aggiungerne 7 di acquisti dai fornitori) di investimenti negli stabilimenti. L'operazione più visibile, e ambiziosa, è quella del lancio della Fiat 500 Hybrid a Mirafiori, con l'obiettivo di 100.000 vetture prodotte l'anno entro il 2027.



Elettrico, pausa di riflessione e "libertà di scelta"
Nell’anno più turbolento per la politica EV negli Stati Uniti, tra tariffe e il venir meno di sostegni federali, Stellantis ha frenato: sospesa la produzione dei plug‑in hybrid, compresi Jeep Wrangler e Grand Cherokee 4xe; Ram ha annullato il debutto del pick‑up elettrificato puntando su una versione a autonomia estesa; Dodge ha fermato il Charger elettrico. Filosa parla di “libertà di scelta” per i clienti, con un mix che includerà ibridi, soluzioni a range extender e motori tradizionali, fino al rilancio del V8 HEMI. Una strategia pragmatica che scommette sui tempi reali della domanda, più che sulle mode.



Il dossier marchi sul tavolo del 2026
Sulle voci di tagli o spostamenti di brand, il CEO non chiude la porta: “Siamo privilegiati: tutti vorrebbero Jeep, Ram, Dodge, Chrysler, Fiat, Peugeot, Citroën, Opel… Affronteremo la questione al Capital Markets Day del 2026, la cui data sarà fissata presto”. L’ampiezza del portafoglio è un valore, ma anche un impegno di capitali e posizionamenti da calibrare con cura. E il Capital Markets Day dovrebbe essere anche la data per la presentazione del nuovo piano industriale.



Tra ambizioni e incognite
La fotografia è quella di un gruppo in fase di riassetto: capitalizzazione altalenante (al momento il titolo a Piazza Affari è a 8,39 euro dopo aver chiuso anche venerdì con -3,09%), dove il dato più impressionante è che al momento sia attorno ai 25 miliardi, quando nel 2024 era a 65; poi fabbriche in cerca di certezze, reti commerciali che tornano a parlare con la casa madre. Filosa rivendica il cambio di passo e chiede tempo. I prossimi trimestri diranno se la traiettoria americana, l’aggiustamento sull’elettrico e la razionalizzazione dei marchi basteranno a blindare i prossimi cinque anni.

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