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La crisi dell'ex Fiat

Stellantis licenzia con le "pagelle", Solidarnosc contro Elkann. Ecco perché non riguarda solo Tychy

I 700 esuberi scelti sulla base delle performance dei lavoratori. Il sindacato chiede un confronto con l'azionista Exor

Stellantis Tychy, la protesta chiama Exor: tagli, dubbi sul futuro e 700 posti a rischio

Solidarność contro la (ex) Fiat. Sembra un titolo, e uno scontro, di oltre quarant'anni fa: invece è la situazione di oggi. Perché nella ex Fiat Poland il sindacato si scaglia contro il principale azionista di Stellantis, ossia la Exor amministrata da John Elkann. Sul tavolo c'è lo spettro di oltre 700 licenziamenti (come vi avevamo raccontato qui) con gli operai scelti sulla base delle performance dell'ultimo anno: buoni e cattivi.

Davvero clima da anni '70, sembrano annotare i media locali, dei tempi in cui questa fabbrica a Tychy, nel sud della Polonia, era FSM e produceva la Fiat 126, per poi passare nel corso degli anni ai vari modelli di successo del Gruppo, fino alla Fiat 500 (oggi prodotta in Algeria). 

Ora l'ex Fca Poland produce la Jeep Avenger, la Fiat 600 e l'Alfa Romeo Junior: non proprio modelli di seconda fascia, ma quelli su cui erano state caricate aspettative e considerati strategici per la riscossa sul mercato (e almeno Avenger, in Italia, sembra rispondere bene). E invece che succede? Che il Gruppo parla di calo della domanda, cancella la terza turnazione e annuncia circa 300 esuberi, che però secondo i sindacati potrebbero diventare a tutti gli effetti 740, considerando anche gli interinali e i contratti a termine. E l’indotto locale, che vive di ritmi e volumi dello stabilimento, teme l’effetto domino sul lavoro e sul Pil del territorio.



Solidarność, la sigla più rappresentativa in fabbrica, contesta nel merito e nel metodo. Il piano di uscite volontarie è giudicato poco generoso rispetto agli standard europei del settore e rischia, secondo i sindacati, di trasformarsi in una pressione indiretta sui dipendenti. Senza contare la scelta degli esuberi sulla base delle valutazioni periodiche, cosa che a detta dei sindacati colpirebbe i lavoratori più "fragili".

Da qui il salto di scala: l’appello rivolto direttamente a Exor perché chi decide la rotta strategica del gruppo indichi con chiarezza il destino dello stabilimento, se asset da valorizzare o pedina sacrificabile nella riorganizzazione globale.

Tychy, fin qui considerata una fabbrica efficiente, teme di pagare un riequilibrio guidato dalla redditività di breve periodo più che dalla stabilità industriale di lungo periodo. È qui che la vertenza interroga l’intero modello: come bilanciare la necessità di adattarsi a mercati turbolenti con l’obiettivo di presidiare competenze, occupazione e valore sui territori? E cosa è successo perché una fabbrica e dei modelli considerati strategici fino a pochi mesi fa, adesso, accusino "calo della domanda"? L'Alfa Romeo Junior non sfonda? Qualcuno ha sbagliato i calcoli?

C'è un problema di piano industriale ancora in divenire, almeno fino a giugno. La sensazione è che ci siano delle retromarce rispetto alla strategia di poco tempo fa, ma tutto basato sul breve-medio periodo. Dal quartier generale, la linea resta prudente: si ribadisce la necessità di adattarsi a un mercato in trasformazione, senza vincolarsi a garanzie di lungo periodo. Exor non commenta l'appello dei sindacati. Ma questa, per l'azionista di riferimento, non è una novità per nessuno dei Paesi dove opera il Gruppo.

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