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Il Borghese
19 Gennaio 2026 - 05:50
Smontiamo un mito: il Piemonte dell’automotive non dipende più dalla (ex) Fiat come in passato. E, di fronte anche a un “disimpegno” dell’impero degli Agnelli/Elkann dall’Italia, i big stranieri calano su Torino a caccia di fornitori: dopo i cinesi di BYD, adesso tocca ai giapponesi di Toyota, in missione sotto la Mole.
Abbiamo visto, in questi anni, come la crisi di Mirafiori e le scelte di Stellantis - in particolare, quelle dell’ex ceo Carlos Tavares di favorire i fornitori francesi a discapito di quelli italiani - abbiano impoverito e messo in grave difficoltà l’indotto automotive. A Torino, almeno. Perché nella realtà, stando all’ultimo rapporto Anfia, per i fornitori piemontesi il 64% dei ricavi arriva da gruppi esterni a Stellantis o Iveco: tedeschi - l’esempio è Italdesign -, americani ma anche orientali. E dopo la giornata di “reclutamento” di BYD dei mesi scorsi, per il proprio stabilimento ungherese, ora è Toyota ad arrivare in città: il prossimo 5 febbraio, all’hotel Hilton, su iniziativa del Ceipiemonte, i delegati della belga Aisin, controllata dal gruppo nipponico, incontreranno imprenditori piemontesi per discutere contratti di fornitura, in particolare per quanto riguarda lo stampaggio di plastiche, la componentistica elettrica e la tornitura.
Una occasione per le imprese di allargare i propri orizzonti e, di certo, un riconoscimento della qualità della filiera. Certo, il rischio delocalizzazione è sempre dietro l’angolo e anche le incertezze legate - oltre che a Mirafiori - ai piani degli indiani per Iveco. Ma questo ragionamento riguarda le medio-grandi, perché per le piccole diversificare, puntando all’estero, resta complesso. C’è vita oltre Fiat. Ma c’è vita senza Fiat?
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