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Torino, chiesta la condanna per Enzo Pinelli nel caso dell’eredità di Giuseppina Rista

In aula la procura ha chiesto 3 anni e 6 mesi di carcere per l’imputato e 1 anno per tre coimputati: al centro del processo l’eredità

Torino, chiesta la condanna per Enzo Pinelli nel caso dell’eredità di Giuseppina Rista

La Procura di Torino ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Enzo Pinelli, 56 anni, commerciante di automobili e impresario edile, accusato di circonvenzione d’incapace e truffa

La Procura di Torino ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Enzo Pinelli, 56 anni, commerciante di automobili e impresario edile, accusato di circonvenzione d’incapace, truffa (e, secondo l’impostazione dell’accusa, anche frode informatica) e sostituzione di persona in relazione alla gestione dell’eredità di Giuseppina Rista. Per altri tre imputati, ritenuti complici, è stata richiesta una pena di 1 anno.

Secondo l’accusa, dopo la morte della donna sarebbe stato aperto un conto corrente online utilizzando documenti e codici reperiti nell’appartamento di via Oropa, a Torino. Da quel conto sarebbe poi partito un bonifico di oltre 14 mila euro verso una società collegata ad attività di riparazioni e lavaggio auto. Nel processo sono costituiti parte civile un parente della defunta, la banca coinvolta nelle operazioni e il curatore dell’eredità.

Al centro della vicenda ci sono anche testamenti olografi. Pinelli ha riferito di essere entrato nell’alloggio con chiavi ricevute anni prima e di aver trovato, in un’agenda, un testo che lo indicava come erede universale; il documento, depositato mesi dopo il decesso, in sede civile è stato dichiarato nullo per mancanza di data certa, mentre nel procedimento penale una perizia calligrafica lo ha ritenuto autentico. È emerso inoltre un secondo testamento, ritenuto genuino, che attribuirebbe un intero stabile a una negoziante, indicata come inquilina della pensionata.

Gli investigatori hanno segnalato incongruenze in alcuni racconti attribuiti all’imputato e hanno raccolto testimonianze su presunti accessi e ricerche di immobili riconducibili alla defunta. La difesa sostiene l’estraneità ai reati e la piena capacità della donna, chiedendo l’assoluzione. La decisione della giudice Federica Gallone è attesa a marzo.

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