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La polemica

Il patto con il centro sociale divide ancora: «E’ un accordo finto»

Audizione a porte chiuse riapre le ferite della maggioranza Lo Russo, nata divisa sul Patto con i garanti del centro sociale Askatasuna

Il presidio davanti ad "Aska"

Il presidio davanti ad "Aska"

Un’audizione a porte chiuse ha fatto riemergere ieri, come sale sulle vecchie ferite, i malumori interni alla maggioranza Lo Russo.

Tre dei proponenti del “patto-Aska”, insieme alla vicesindaca Favaro e all’assessore Rosatelli, hanno illustrato attività e autofinanziamenti realizzati negli ultimi due anni.

Ma a giudicare dalle reazioni, la sostanza è apparsa scarna: concerti e iniziative senza alcun valore aggiunto.

«Dall’audizione è emerso che nulla è cambiato rispetto a prima della firma del patto. La Città non ha seguito l’attuazione politica, con responsabilità enormi», attacca il capogruppo M5s Andrea Russi.

Ferrante De Benedictis (FdI) parla di un «deludente elenco di cose fatte» ed esprime il timore «di un nuovo patto sotto mentite spoglie».

Fabrizio Ricca (Lega) rincara la dose: «Non si sono occupati dello stabile: la finzione del patto è evidente».

Federica Scanderebech (FI) sottolinea «il plateale fallimento dell’iniziativa».

Sul fronte Torino Bellissima, Pierlucio Firrao ricorda «il rischio crollo dell’immobile inagibile, mai adeguatamente monitorato».

Nella maggioranza la tensione è palpabile. I Moderati mostrano reticenze di lungo corso, mentre la vicesindaca Favaro si limita ad allargare le braccia, a mo' di: “Quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto”.

Solo Sara Diena (Se) smorza i toni: «Ci auspichiamo di riprendere il lavoro con il quartiere, nelle forme che verranno individuate». Il patto-Aska resta un campo-minato, anche dopo l’ufficializzazione della sua fine.

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