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Piemonte, l’export tiene: 75% delle imprese cresce o resiste sui mercati esteri

Il Rapporto Confindustria del 2025: si continua a guardare fuori nonostante le tensioni geopolitiche

Piemonte, l’export tiene: 75% delle imprese cresce o resiste sui mercati esteri

L'evento di presentazione presso la UniCredit University di Torino

Nel 2025 tre imprese su cinque del sistema confindustriale piemontese intrattengono rapporti abituali con l’estero. Questo  è emerso dalla seconda edizione del Rapporto sull’Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit e presentato presso la UniCredit University di Torino. Nonostante le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni, infatti, il quadro rimane positivo nel complesso: di questo 60% di imprese con rapporti esteriil 40% segnala un aumento dell’export, mentre un ulteriore 35,5% registra risultati stabili. Le performance migliori arrivano dai comparti alimentare (il 63,6% delle imprese segnala una crescita), chimico (58,6%), trasporti (57,1%) e legno (50%). I principali mercati di riferimento restano Francia, Germania e Stati Uniti, seguiti da Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Accanto ai partner tradizionali, cresce però l’attenzione verso i mercati extra-Ue: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina mostrano dinamiche positive e rappresentano aree di crescente interesse strategico.

«Analizzare i processi di internazionalizzazione consente di comprendere come il nostro sistema produttivo sappia adattarsi a un contesto globale in costante trasformazione», dichiarano Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti. «Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità, che generano competenze manifatturiere avanzate, filiere strutturate e una forte propensione all’innovazione. È questo insieme che permette alle imprese piemontesi di competere con successo a livello globale». Per sostenere questa dinamica, secondo i vertici di Confindustria Piemonte è necessaria «una strategia di sistema, basata sulla collaborazione pubblico-privato e su una politica industriale capace di accompagnare le nuove frontiere dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale».

Il Rapporto si basa su 1.212 risposte, pari a circa il 20% delle imprese associate, più del doppio rispetto alla prima edizione del 2023. Il campione è rappresentativo dell’intero territorio regionale: il 20% delle imprese rispondenti ha sede a Torino, il 16% tra Alessandria, Biella e Novara-Vercelli-Valsesia, il 13% nel Canavese, il 10% nel Cuneese, il 7% nel Verbano-Cusio-Ossola e il 2% ad Asti.

Per filiera, il metalmeccanico rappresenta il 26,6% del campione, seguito da tessile/abbigliamento (9,3%), edilizia e impiantisti (8,5%), altri servizi (7,6%), manifatture varie (7,5%), servizi alle imprese (6,7%), alimentare (6,5%) e ICT (5,5%). Il 93% delle imprese esporta senza intermediari, mentre una presenza strutturata all’estero resta più limitata: il 36% dispone di uffici di rappresentanza, il 31,7% di sedi produttive e il 21,8% di filiali commerciali o negozi diretti.

Le maggiori difficoltà si riscontrano nei settori dei minerali non metalliferi, gomma-plastica, tessile-abbigliamento e manifatture varie. Tuttavia, anche in questi comparti le imprese stanno adottando modelli più flessibili, orientati alla riduzione del rischio e alla ricerca di nuove opportunità commerciali. Non a caso, i servizi più richiesti sono quelli direttamente legati al business: la ricerca di controparti estere (60,5%), l’organizzazione di incontri B2B (42,8%) e le consulenze tecniche (29,5%). Tra le agevolazioni più utilizzate figurano i bandi SIMEST, i bandi per la formazione e quelli del sistema camerale.

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