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La protesta
26 Gennaio 2026 - 11:55
L’ombra del Mercosur torna ad allungarsi sull’agricoltura piemontese e torinese e riaccendendo la mobilitazione del mondo agricolo. È contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e Paesi sudamericani - ritenuto sbilanciato e potenzialmente dannoso - che Coldiretti ha portato questa mattina a Torino 6mila agricoltori, preoccupati per l’impatto che l’intesa potrebbe avere sui prezzi e sulla sicurezza alimentare. Un rischio che va oltre il Mercosur e che tocca più in generale il tema della concorrenza sleale, che porta una mancanza di reciprocità nelle regole e di trasparenza verso i consumatori.
«Il rischio concreto - spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino - è che il mercato venga invaso da prodotti sudamericani che costano meno perché ottenuti con regole molto diverse dalle nostre. La razza bovina piemontese è un’eccellenza del territorio e sarebbe tra le più penalizzate, ma non possiamo dimenticare nemmeno il comparto ortofrutticolo». Secondo Coldiretti Torino, l’accordo Mercosur rischia di comprimere ulteriormente i prezzi riconosciuti agli agricoltori, trasformando ancora una volta il settore primario in una merce di scambio per favorire altri comparti industriali. «Non chiediamo il blocco degli scambi - sottolinea Mecca Cici - ma la reciprocità. Se in Italia non possiamo usare determinate sostanze, non possiamo accettare prodotti che arrivano con residui di principi attivi vietati da decenni. È una questione di lealtà del mercato e di tutela della salute dei consumatori».
Un allarme che riguarda l’intero Piemonte, come ha evidenziato la presidente regionale di Coldiretti, Cristina Brizzolari. «La nostra richiesta è una protezione a 360 gradi delle produzioni piemontesi: carne di Fassona, riso Carnaroli e Arborio, cereali, latte. Il problema non è il singolo Paese, ma la quantità di prodotti che rischia di arrivare da aree dove non valgono le stesse regole». Centrale, per Coldiretti Piemonte, resta l’abolizione del codice doganale dell’ultima trasformazione e l’introduzione di un’etichettatura chiara dell’origine. Brizzolari ha anche ricordato come la mobilitazione abbia già prodotto risultati concreti: «Grazie al lavoro fatto sulla PAC siamo riusciti a riportare in Piemonte 730 milioni di euro. È la dimostrazione che far sentire la nostra voce serve».
È intervenuto anche il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha ricondotto le istanze locali a una battaglia di respiro europeo. «L’agricoltura italiana non è più disponibile a essere sacrificata negli accordi commerciali», ha affermato. «Parliamo di una filiera che vale 707 miliardi di euro, con 4 milioni di occupati e un export che ha raggiunto i 73 miliardi. Chiediamo solo coerenza: le stesse regole che valgono per i nostri agricoltori devono valere per chiunque voglia esportare in Europa». Prandini ha ribadito che Coldiretti non è contraria in linea di principio agli accordi di libero scambio, ma che senza reciprocità e trasparenza «si crea un inganno ai danni dei consumatori e si distrugge il lavoro degli agricoltori».
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