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Altri guai per l'Asl TO4
30 Gennaio 2026 - 11:20
Un'altra bufera giudiziaria in arrivo sulla Asl TO4 dopo quella dell'Ospedale Civico di Settimo: questa volta tocca all'ospedale di Chivasso, per la morte di Luana Ziggiotti, di Volpiano. La Procura di Ivrea ha infatti aperto una inchiesta per omicidio colposo, al momento senza indagati. Ecco perché.
Luana Ziggiotti, 54 anni, operatrice socio sanitaria in una Rsa di Volpiano, è stata trovata morta in casa sua, pochi giorni fa, apparentemente per un malore. Ma in questa tragedia, come in altre simili, c’è un dettaglio che, più di altri, trasforma una morte improvvisa in una domanda collettiva: quel “giorno prima”. Un tempo breve, quasi un battito di ciglia, che però pesa come un macigno quando si scopre che la persona scomparsa era appena passata da un pronto soccorso. Quello dell'ospedale di Chivasso.
L'apertura del fascicolo in Procura è uno strumento procedurale per consentire agli inquirenti di acquisire la documentazione medica e disporre eventuali esami utili a ricostruire con rigore le ultime ore della donna. A occuparsi del caso è il sostituto procuratore Alessandro Gallo. L’obiettivo è verificare se esista un collegamento tra il passaggio in ospedale e la morte avvenuta il giorno successivo. Una verifica che, per sua natura, richiede prudenza: la medicina non è un’equazione e la cronaca, quando incrocia la sanità, deve evitare scorciatoie emotive. Ma proprio per questo la Procura interviene: per sostituire le ipotesi con i fatti, e i sospetti con riscontri documentali.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prima del malore fatale Luana Ziggiotti era stata in ospedale. Lì sarebbe stata vvisitata e poi dimessa. È questo snodo a rendere necessario l’accertamento: cosa è accaduto tra quelle dimissioni e il decesso? C’erano segnali clinici sottovalutati? La situazione è precipitata in modo imprevedibile? Oppure non c’è alcun legame e la coincidenza temporale, per quanto dolorosa, non racconta una responsabilità? Sono domande che non cercano colpevoli a tutti i costi, ma una ricostruzione coerente. Perché quando una persona muore poco dopo un accesso al pronto soccorso, la comunità — e prima ancora i familiari — ha bisogno di una risposta che sia verificabile, non solo plausibile.
A far scattare l’attenzione investigativa, riferiscono gli accertamenti, sono stati alcuni messaggi che la donna avrebbe scambiato con dei parenti, raccontando della convalescenza e delle visite fatte in ospedale. Tracce quotidiane, frammenti di normalità digitale che oggi diventano elementi utili a ricostruire un percorso: cosa sentiva, cosa riferiva, come descriveva il proprio stato. In un’epoca in cui la vita passa anche dalle chat, quei messaggi possono assumere il valore di un diario involontario. Non sostituiscono una cartella clinica, ma possono aiutare a collocare i sintomi nel tempo, a capire se ci siano stati peggioramenti, se la donna avesse espresso preoccupazioni o se, al contrario, si sentisse rassicurata dopo la visita.
Il corpo di Luana Ziggiotti - i cui funerali si sono celebrati ieri - è stato ritrovato martedì 20 gennaio 2026. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Volpiano e il medico legale dell'Asl TO4. I primi accertamenti hanno escluso una morte violenta. Un elemento importante, che restringe il campo e orienta l’attenzione verso le cause naturali o verso eventuali criticità legate alla gestione clinica precedente, se emergeranno. Qui sta il punto: l’apertura del fascicolo non significa che qualcuno abbia sbagliato, ma che lo Stato ritiene doveroso verificare se tutto sia avvenuto secondo le procedure e se, tra ospedale e decesso, esista un nesso che meriti di essere chiarito con strumenti medico-legali.
Vicende come questa toccano un nervo scoperto: il rapporto tra cittadini e sistema sanitario, soprattutto quando l’esperienza del pronto soccorso si conclude con una dimissione e, poco dopo, con una tragedia. È un terreno delicato, dove la fiducia può incrinarsi in un attimo e dove ogni parola pesa. E resta una domanda, semplice e inevitabile, che accompagna ogni storia simile: se davvero tra quel passaggio in ospedale e la morte ci fosse un legame, si sarebbe potuto intervenire diversamente? È ciò che gli accertamenti dovranno stabilire, senza pregiudizi e senza sconti, nel rispetto di una donna di 54 anni e di una comunità che chiede chiarezza.
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