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Addio lingua dei nonni? Il piemontese scivola nell’oblio tra i giovani

L'analisi dell'Istat rivela un crollo verticale: solo il 10% dei ragazzi sabaudi usa ancora il dialetto, mentre le lingue straniere avanzano nelle case italiane

Addio lingua dei nonni? Il piemontese scivola nell’oblio tra i giovani

Il suono delle radici si fa sempre più fioco tra le nuove generazioni. Se un tempo il dialetto era il codice del quotidiano, oggi i numeri dell'Istat certificano un distacco quasi definitivo per i più giovani. In Italia, nella fascia d'età tra i 6 e i 25 anni, appena il 2,7% utilizza il dialetto come lingua principale in famiglia. Un abisso rispetto agli anziani, dove la consuetudine resiste ancora per un individuo su cinque.

La fotografia scattata dall'istituto di statistica mostra un trend inarrestabile: se nel 1988 l'uso domestico del dialetto riguardava il 32% della popolazione, nel 2024 la quota è precipitata al 9,6%. Questa erosione non è solo anagrafica, ma anche sociale e culturale.

Secondo i dati, il dialetto sopravvive con maggior vigore tra chi possiede titoli di studio inferiori (circa il 20% tra chi ha la licenza media), mentre tra i laureati la percentuale scende sotto il 3%. Anche il fattore professionale incide: le parlate locali restano più vive nelle occupazioni meno qualificate, segnalando una progressiva identificazione dell'italiano standard con il successo accademico e lavorativo.

La geografia della resistenza: dal Sud al caso Piemonte

L'Italia resta divisa in due anche sotto il profilo linguistico. Il Mezzogiorno si conferma la roccaforte delle tradizioni: in Basilicata si tocca il picco del 69%, seguita da Calabria (64%), Sicilia (61,5%) e Campania (61%). Anche il Veneto si muove in controtendenza rispetto al Nord, con un solido 55,3% di parlanti.

Al polo opposto troviamo il Piemonte, dove insieme a Lombardia e Valle d'Aosta la lingua locale sta scomparendo dai dialoghi giovanili: qui soltanto un ragazzo su dieci conosce o usa il piemontese, e lo fa quasi esclusivamente per comunicare con i parenti più anziani. Se si guarda alla popolazione generale della regione, il dato sale mediamente al 20%, ma resta lontano dai fasti del passato. La Toscana, culla della lingua nazionale, si conferma invece la regione dove il dialetto è meno radicato a favore dell'italiano puro.

Mentre il dialetto arretra, le case italiane si aprono al mondo. Oggi più di una persona su dieci in Italia ha una madrelingua diversa dall'italiano, complice l'aumento di famiglie immigrate e coppie miste. Cresce anche la conoscenza delle lingue straniere, in particolare l'inglese, anche se l'Istat sottolinea come il livello di competenza resti spesso solo superficiale.

Tuttavia, l’Accademia della Crusca invita a non disperare: i dialetti non sono destinati a una morte certa, ma a una metamorfosi. Essi continuano a nutrire settori vitali della nostra cultura, come la musica, la poesia e il teatro, trasformandosi da lingue di necessità a lingue d'arte e d'identità.

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