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L'evento
11 Febbraio 2026 - 05:45
Senza cultura politica non c’è progetto (politico) duraturo. Qualunque sia lo schieramento politico. Pare essere questa l'antifona della presentazione dell'ultimo libro di Giorgio Merlo, dal titolo "I popolari", presentato al Circolo dei Lettori lo scorso lunedì 9 febbraio, che ha visto confrontarsi sul tema l'attuale sindaco di Torino Stefano Lo Russo (notoriamente Dem), l'eurodeputata Letizia Moratti, storico volto di Forza Italia, Elena Bonetti, deputata di Azione. Ma anche la presidente della Fondazione filantropica Crt, nonché costituzionalista, Anna Maria Poggi.
Ricomporre l’area cattolico-popolare e rilanciare una politica di centro capace di incidere nella cultura politica del Paese. Sono queste le due finalità indicate da Merlo durante quello che è diventato un confronto a più voci sullo stato della politica italiana (ma forse in particolar modo di quella piemontese) tra crisi dei partiti, leadership personalistiche e prospettive del cattolicesimo democratico. Un momento che arriva anche all'indomani del sondaggio condotto da Swg che scandaglia l'operato di Lo Russo e che se da una parte gli consegna una sonora bocciatura (con più del 50% degli elettori che non lo rivoterebbe), dall'altra gli riconosce il consenso di circa un potenziale elettore del centrodestra su due.
Merlo: “Un’area forte ma frammentata”
Un’area “straordinariamente moderna”, quella cattolico-popolare e sociale, che rischia però di dividersi “in mille rivoli”, sottolinea Merlo, e quindi poco incisiva. "La questione - spiega - non è la debolezza culturale del popolarismo, ma la sua frammentazione politica. Da qui l’esigenza di una ricomposizione dentro un partito di centro capace di tornare asse della vita politica nazionale, come storicamente è stato per i popolari".
Un richiamo non nostalgico, ma orientato al presente: "Il libro - sostiene infatti Lo Russo - non offre soluzioni preconfezionate ma invita a porsi “le domande giuste” sul futuro della rappresentanza e della cultura politica".
Lo Russo: “Serve una cultura politica solida, non solo leader”
Una riflessione che Lo Russo colloca dentro una critica più ampia alla degenerazione personalistica dei partiti. “La politica non può fare a meno dei leader — ha osservato — ma non può schiacciarsi sui leader. Senza una dimensione valoriale e culturale condivisa, il rischio è l’inconsistenza programmatica".
"Il Partito Democratico - sostiene - uno dei luoghi storici del cattolicesimo democratico italiano, ricordando come tra le culture fondative del PD vi sia anche quella popolare". In un contesto segnato da polarizzazioni e tensioni internazionali, il sindaco ha richiamato la centralità dei valori costituzionali — riduzione delle disuguaglianze, coesione sociale, tutela dei diritti — come terreno comune per credenti e non credenti.
Moratti: “Il riferimento è il Partito Popolare Europeo”
Di diverso avviso Letizia Moratti, videocollegata. L'ex ministra ha escluso che il Partito Democratico possa essere oggi il luogo in cui far maturare una presenza incisiva del cattolicesimo popolare. "La forma politica più compiuta di quella tradizione è rappresentata dal Partito Popolare Europeo", dice.
In uno scenario internazionale segnato da nuove polarizzazioni e tensioni geopolitiche, Moratti ha indicato nell’Europa il perimetro strategico per rafforzare i valori della centralità della persona, della sussidiarietà e dell’economia sociale di mercato. “Serve una forza equilibrata, capace di dialogo e mediazione”, ha affermato, rivendicando per Forza Italia la volontà di rafforzare al proprio interno un’area popolare coerente con l’esperienza del PPE.
Un appello, il suo, a superare dispersioni e frammentazioni per rendere più incisiva la presenza centrista sia in Italia sia a livello europeo.
Poggi: “La crisi è nel rapporto tra partiti e società”
Più teorico ma altrettanto incisivo l’intervento di Anna Maria Poggi. Il nodo, ha spiegato, è il rapporto tra partiti e società civile. I partiti nascono come strumenti di mediazione tra istanze sociali e istituzioni; quando questa funzione si indebolisce, lo spazio viene occupato da altri soggetti, dal terzo settore alle aggregazioni civiche.
Poggi ha ricordato come la Costituzione italiana configuri una democrazia “non protetta”, fondata sul pluralismo e sulla massima libertà di espressione politica, con il solo limite del divieto di ricostituzione del partito fascista. In questo quadro, anche il sistema elettorale non è una variabile neutra: "il passaggio a modelli maggioritari - ha sostenuto - ha accentuato personalizzazione e torsioni della cultura politica, mentre l’impianto originario dei costituenti era coerente con un sistema proporzionale, più vicino alla rappresentazione pluralista della società".
Tre le possibili direttive del discorso: una ricomposizione del popolarismo dentro il PD, come indicato da Lo Russo; un rafforzamento dell’area centrista nell’alveo del PPE e di Forza Italia, come secondo Moratti; oppure un ripensamento più ampio dei meccanismi di rappresentanza e del sistema politico, nella prospettiva delineata da Poggi.
Comune denominatore: la convinzione che senza una solida cultura politica non possa esistere un progetto duraturo e la consapevolezza che la sfida del popolarismo resta quella di tradurre valori storici in una proposta capace di incidere nel presente.
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