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Il Borghese

La ritirata delle (grandi) Banche: in Piemonte 669.000 persone restano senza

I dati dell'Osservatorio Fiba First Cisl sulla desertificazione bancaria e la rivoluzione digitale

Piemonte, sportelli in ritirata: 669 mila residenti senza banca e imprese in affanno

Le banche non hanno mai guadagnato tanto, non sono mai cresciute tanto e, paradossalmente, non sono mai state così tante le filiali chiuse. Sono questi i numeri che restano a margine del Risiko bancario e pesano sull'intera comunità. In Piemonte, lo dicono i numeri: 669mila persone vivono in comuni dove non esiste più uno sportello. E negli ultimi dodici mesi, a questo esercito silenzioso si sono aggiunti altri 36mila cittadini. Un arretramento che non è più tendenza ma realtà, capace di ridisegnare le mappe sociali ed economiche del territorio.

I numeri dell'Osservatorio
Il quadro emerge dall’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, il sindacato dei lavoratori di banche e assicurazioni della Cisl, con dati aggiornati al 31 dicembre 2025. Dal 2015 a oggi oltre la metà della popolazione piemontese è stata privata dell’accesso agli sportelli bancari. Sui 1.180 comuni della regione, solo 191 contano più sportelli; 213 hanno un solo sportello; 226 risultano privi dal 2015 e 550 erano senza sportelli al 2015. Numeri che pesano anche sul tessuto produttivo: sono 47mila le imprese con sede in comuni senza banche, 2.700 in più rispetto a un anno fa.



Il volto umano della desertificazione
Il dato tecnologico non basta a compensare la ritirata fisica. I piemontesi sono, in media, più digitali del resto d’Italia: il 62% usa l’internet banking, contro il 56% nazionale. Ma un clic non sostituisce uno sguardo, e un’app non rimpiazza il rapporto di fiducia costruito allo sportello. Per chi deve gestire i risparmi, chiedere un fido, chiarire un dubbio, il digitale è spesso un ponte troppo stretto. E quando le distanze si allungano, la finanza smette di essere infrastruttura e diventa ostacolo.

Le chiusure dei grandi gruppi
La contrazione non risparmia i colossi. Dal 2015, nei comuni piemontesi oggi completamente scoperti, Intesa Sanpaolo ha chiuso 77 filiali e Unicredit 41. È il segno di una strategia industriale che ha sì puntato sulla digitalizzazione, ma anche sull'efficientamento dei costi d'esercizio. Filiali che si accorpano, che diventano sportelli, sportelli che chiudono. Per quanto, alla presentazione dell'ultimo piano industriale, il Gruppo guidato da Carlo Messina abbia garantito che non vi saranno ulteriori contrazioni.

La ritirata dei big lascia però spazio alle banche "di territorio". Non per niente, nei centri dove è rimasto un solo sportello, la maggior parte è marchiata Banca d'Asti. E sul territorio aumenta la presenza degli istituti di credito cooperativo, realtà più orientate sul mercato del risparmio che sulla finanza speculativa.



L’appello dei sindacati
“I numeri parlano chiaro: la ‘desertificazione bancaria’ non è un rischio, ma una preoccupante realtà, che coinvolge ormai oltre la metà della regione”, spiegano i segretari generali di First e Cisl Piemonte, Luca Mellano e Luca Caretti. “Non parliamo solo di statistiche, ma di cittadini e imprese che si ritrovano isolati, senza nessuno a cui rivolgersi per gestire i risparmi o chiedere un finanziamento”. Da qui l’“appello alla responsabilità” rivolto a istituzioni e direzioni bancarie: “Serve un confronto urgente per fermare le chiusure ed evitare che il ‘Sistema Piemonte’ si sgretoli per mancanza di ossigeno finanziario”.

Il nodo digitale (e perché non basta)
Se il credito è un servizio pubblico essenziale, come ricordano i sindacati, allora la sola migrazione online rischia di ampliare il divario. Per il segretario generale nazionale First Cisl, Riccardo Colombani, le banche che ambiscono a essere considerate socialmente responsabili “devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali, o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose”. Una bussola chiara: prossimità e competenze, insieme, per non lasciare indietro nessuno.

Cosa serve adesso
Il Piemonte ha già fatto la sua parte sul fronte dell’adozione tecnologica. Ma senza presidi, il circuito del credito si assottiglia e l’economia locale trattiene il fiato. Riaperture mirate dove la domanda è viva, sportelli leggeri a servizio delle aree interne, percorsi gratuiti di alfabetizzazione digitale per chi è rimasto ai bordi: le strade indicate dall’Osservatorio e dai sindacati sono pragmatiche. La domanda, a questo punto, è semplice: che cosa vale, per una banca, la fiducia di un territorio? La risposta si misurerà nei prossimi mesi, tra nuove mappe di filiali e la qualità dell’accesso al credito per famiglie e imprese.

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