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Il sondaggio su Lo Russo
11 Febbraio 2026 - 06:54
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo
Si conferma come il nervo scoperto della Torino amministrata da Stefano Lo Russo. In una città che non aveva ancora dimenticato gli assalti di ottobre alle Ogr e alla sede di Leonardo, e che poi era stata «violentata dai violenti», parole dello stesso sindaco all’indomani dello scorso 31 gennaio, dopo il corteo «pro-Aska» sfociato in guerriglia urbana. La sicurazza risulta il primo banco di prova fallito dell'amministrazione Lo Russo.
A certificarlo è il sondaggio realizzato da Swg spa per conto del notaio Andrea Ganelli (spin doctor dello stesso Lo Russo alle precedenti votazioni e adesso, si dice, in predicato di “sponsorizzare” un candidato di centrodestra o civico) sulla situazione politica locale, promosso in vista delle Comunali 2027, che ha raccolto le opinioni di un campione di 800 soggetti maggiorenni residenti a Torino. Nel 58% dei casi «così non va». Attenzione alle periferie e sicurezza sembrano essere tra gli aspetti più negletti dal sindaco: secondo gli intervistati solo il 28,5% ne è soddisfatto. Quando, invece, proprio la sicurzza risulta essere la priorità per circa un torinese su due.
Occasione ghiotta per sollevare un coro di critiche dal centrodestra, ma anche da alcuni esponenti della società civile costretti a constatare che «la situazione è peggiorata» e che «l'insicurezza è latente e dilagante e questo inficia le attività: si chiude prima», affermano Giancarlo Banchieri e Dino Desantis, rispettivamente presidenti a Torino di Confesercenti e Confartigianato.
Che Lo Russo si sia mosso tardi, e male, è convinzione di più di qualcuno. Per la vice capogruppo FdI in Consiglio regionale Alessandra Binzoni: «La sua è una scelta politica di legittimare per troppo tempo l'illegalità». Mentre il commissario cittadino Udc Mino Giachino spiega: «Ha sottovalutato il tema per troppo tempo. È stato necessario attendere fatti eclatanti, come aggressioni con machete, perché se ne accorgesse. La campagna elettorale metterà a nudo i problemi di Torino», avverte. Neanche i 5 Stelle fanno sconti: «C'è bisogno di azioni a lungo, a breve e medio termine. Vero da una parte che non si hanno agenti. Ma dall'altra il sindaco è garante della sicurezza pubblica e ha il dovere di mettere in campo un protocollo di sicurezza integrata, poco perseguita», rivendica il capogruppo in Comune Andrea Russi. «Le leggi le abbiamo, le forze dell'ordine sono straordinarie: servono messaggi chiari e collaborazione ampia e plurale. La sicurezza è un diritto, non una variabile», dichiara pragmatico l'assessore regionale al Bilancio ed esponente FI Andrea Tronzano, senza cedere ad attacchi politici. Che ci sia bisogno di «colpire l'insicurezza percepita» su diversi aspetti, ne è consapevole anche il capogruppo Pd in maggioranza Lo Russo Claudio Cerrato. «Ieri abbiamo depositato una mozione che punta proprio su questo, rafforzando - tra le altre cose - il tavolo sulle dipendenze con l'Asl, nella direzione di evitare la reiterazione dei reati». Sul punto «meno retorica dal centrosinistra», incalza il capogruppo Lega Fabrizio Ricca. «Il degrado non si combatte solo con la riqualificazione sociale. Serve anche la repressione. Determinate politiche tendono a dare un senso di insufficienza...», aggiunge.
Sul fronte opposto la capogruppo Avs Alice Ravinale: «C'è stata una campagna mediatica che ha fatto alzare il livello di insicurezza. Non è allarmismo ma accentuazione di cose che fanno “vivere tutto con più ansia”. Abbiamo chi soffia sul fuoco. Il disagio sociale è un problema serio». Per Pierlucio Firrao, il vicecapogruppo di Torino Bellissima, la lista civica cui Lo Russo ha sfilato la poltrona da primo cittadino al ballottaggio nelle scorse Amministrative, i numeri parlano chiaro. «La maggioranza degli elettori approva il sindaco poco o molto poco. C'è una città scontenta, che si sente tagliata fuori», attacca. «La percezione diffusa è quella di un sindaco chiuso nel suo Palazzo. Nel mio bacino il suo operato non è apprezzato, e lo dico guardando alle reazioni reali: parlo con le persone, questo è il mio termometro». Superpartes, infine, la presidente della Fondazione Museo Egizio Evelina Christillin. «Ho detto e ribadisco che Torino è “disperata”, ma i motivi sono tanti. Abbiamo un “morto in casa”, e si chiama automotive», fa notare.
Intanto il sondaggio lancia anche un altro segnale d'allarme: solo il 42% dei torinesi oggi si dice certo di andare a votare nel 2027. Dato che racconta una città polarizzata, ma anche stanca. E forse è questo l'altro grande banco di prova cui l'attuale sindaco dovrà fare i conti nei prossimi due anni.
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