Nella quiete di una casa piemontese, nei primi giorni di febbraio, Paolo ha fatto ciò che aveva chiesto per dieci mesi: esercitare una scelta. Non è una frase da trafiletto, né un inciso burocratico. È la storia di un uomo di quarant’anni, affetto da una malattia degenerativa e invalidante, che non riconosceva più nella propria esistenza la parola dignità. È anche la storia di un sistema sanitario e politico costretto, per la prima volta in Piemonte, a trasformare sentenze in un percorso reale.
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LA SCELTA DI PAOLO Paolo aveva presentato la sua domanda a maggio all’
ASL TO4, il territorio che comprende Chivasso, Ivrea, Ciriè e Settimo. Non una richiesta impulsiva, ma chiara, consapevole, ripetuta. Dieci mesi: un tempo interminabile quando il corpo si spegne a piccoli passi; un paradosso quando la lucidità, la condizione necessaria per essere ascoltato, rischia di svanire prima della risposta. Alla fine ha deciso a casa sua, con professionisti presenti a verificare ancora una volta la libertà della sua volontà, senza pressioni. L’azienda sanitaria ha parlato di “supporto tecnico-logistico”: parole asciutte per un passaggio umano irrepetibile.
LA STRADA SENZA ASFALTO: COSA DICE LA LEGGE In Italia non esiste una norma organica sul suicidio medicalmente assistito. Esiste però il perimetro tracciato dalla
Corte costituzionale nel 2019: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti vitali, capacità di decidere liberamente, con verifica in una struttura pubblica e parere del
Comitato etico. Una bussola, non una mappa. Nel 2022 il referendum sull’eutanasia è stato dichiarato inammissibile. Nel 2025 la sentenza 204 ha ricordato che le Regioni possono organizzare, non riscrivere le regole sostanziali. Risultato: si procede, ma su una strada non asfaltata.
COMMISSIONI, VERBALI, RESPONSABILITÀ Quando all’
ASL TO4 è arrivata la richiesta formale, linee regionali non ce n’erano. E allora la
sanità si è mossa dove la
politica esitava. Con delibera 717 del 5 settembre 2025, firmata dal direttore generale
Luigi Vercellino, spiega
La Voce, l’ASL ha istituito una commissione multidisciplinare per verificare il rispetto dei criteri fissati dalla Consulta. Il
Comitato etico ha espresso il proprio parere, obbligatorio ma non vincolante. La commissione ha certificato che i requisiti c’erano. Ma riconoscere un diritto non significa automaticamente garantirlo: chi accompagna? chi prescrive? chi fornisce? chi resta nella stanza fino alla fine? È in questa zona grigia che la prudenza amministrativa pesa quanto il principio di autodeterminazione.
LA CIRCOLARE DELLA REGIONE PIEMONTE Sotto la pressione del caso concreto, la
Regione Piemonte è intervenuta con una circolare della Direzione
Sanità e un allegato tecnico-procedurale. Non linee guida, non regolamento: un documento “esplicativo” delle sentenze. Il tracciato prevede domanda formale, convocazione della commissione, incontri con il paziente, parere del
Comitato etico, e l’eventuale attivazione di un’équipe volontaria di medici e infermieri per assistere all’auto-somministrazione del farmaco. Linguaggio neutro, percorso definito.
Politicamente, una scelta d’equilibrio: uniformare senza legiferare, evitare lo scontro in Consiglio regionale e tenere insieme una maggioranza di centrodestra. Fragile, però, perché una circolare si modifica, una legge no.
I NOMI, LE VOCI, LE OMISSIONI Nel 2023 oltre undicimila cittadini hanno sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’
Associazione Luca Coscioni: ammissibile, ma mai discussa a fondo. In Consiglio regionale le opposizioni —
Valentina Cera e
Sarah Disabato — hanno ripetutamente chiesto linee operative, denunciando il vuoto. Dalla maggioranza la risposta è stata attendista: “manca una legge nazionale”. Intanto, nel dibattito, è rimbalzata anche la promessa di linee guida: “
Riboldi promette linee guida, le opposizioni: ‘Troppo tardi’”. Eppure, a concretizzare, è stata per prima un’azienda sanitaria, con atti, verbali e responsabilità assunte.
IL NODO DEI COSTI: QUEI CINQUEMILA EURO Resta una domanda che dettaglio non è: chi paga? La
Regione Piemonte ha chiesto al
Ministero della Salute se farmaco e dispositivi debbano rientrare nei Livelli essenziali di assistenza del
Servizio sanitario nazionale o essere considerati extra-Lea. La differenza è netta: un diritto pienamente pubblico oppure un conto, stimato in circa 5.000 euro, che rischia di ricadere sulla famiglia. È tollerabile discutere di ticket quando si parla di morte scelta e riconosciuta come legittima? La risposta, al momento, non c’è.
COSA CAMBIA DA OGGI IN PIEMONTE Il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Piemonte non è più un’ipotesi giuridica: è una pratica amministrativa entrata nel perimetro del
Servizio sanitario regionale. Significa che il prossimo paziente non partirà da zero. Esiste un modello: domanda, valutazione, parere etico, équipe volontaria. Ma ogni domanda riaprirà i due nodi irrisolti: la responsabilità ultima dei direttori generali e la copertura normativa nazionale. Il Piemonte ha scelto la gestione amministrativa, non la decisione legislativa. Basterà?
LE DOMANDE CHE RESTANO Paolo non c’è più. La sua è stata una scelta maturata nel tempo, resa più pesante dal tempo. Ha aperto una fase nuova, costringendo la Regione a passare dai comunicati alle procedure. Ma l’essenziale resta sul tavolo: può un diritto così delicato vivere in una circolare? Le
cure palliative, gli
hospice, l’
assistenza domiciliare sono pilastri irrinunciabili — e la Regione lo rivendica — ma cosa accade quando, pur informato e accompagnato, qualcuno chiede altro? La
giurisprudenza consente, la
politica rinvia, la
sanità compila. Tra bussola e mappa, tra perimetro e strada, a fare la differenza, per dieci lunghi mesi, è stato il passo lento della
burocrazia. E la forza, silenziosa, di un uomo che ha chiesto di essere ascoltato fino alla fine.