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Tra curve floreali e vetri panoramici: ecco il gioiello liberty nascosto di via Bertola

Progettata nel 1901 da Giuseppe Velati Bellini, Casa Florio Nizza è tra le espressioni più significative del floreale torinese

Tra curve floreali e vetri panoramici: ecco il gioiello liberty nascosto di via Bertola

Nel cuore di Torino, all’incrocio tra via Bertola e via San Francesco d’Assisi, sorge uno degli esempi più riconoscibili del liberty torinese: Casa Florio Nizza.

L’edificio venne progettato nel 1901 dall’ingegnere Giuseppe Velati Bellini (1867-1926), in un momento cruciale per la trasformazione urbana della città. Siamo negli anni successivi al piano di risanamento avviato negli anni Ottanta dell’Ottocento, intervento che aveva ridisegnato il centro storico e trovato il suo simbolo nell’apertura di via Pietro Micca.

All’inizio del Novecento, la sistemazione degli isolati attorno all’attuale via San Francesco d’Assisi accolse edifici ispirati al gusto floreale, consacrato a Torino con l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna del 1902 al Valentino.

Casa Nizza, avviata proprio l’anno precedente, testimonia l’adesione della borghesia alle nuove tendenze architettoniche, segnando il passaggio dallo stile eclettico – ancora legato a suggestioni storiciste – alla stagione del floreale, che in città arrivò persino a convivere con i linguaggi precedenti.

Linee morbide e decorazioni sinuose

Dal punto di vista architettonico, l’edificio si distingue per un bow-window dalle ampie superfici vetrate, elemento che raccorda i due corpi del fabbricato.

Le facciate sono scandite da aperture sagomate e da un andamento lineare che tende ad ammorbidire gli angoli, in un continuo dialogo con le curve sinuose della decorazione sovrastante.

A completare l’insieme, un fregio con applicazioni floreali corre nella fascia sottostante, chiudendo un gioco ornamentale che si intreccia con dettagli più tradizionali, visibili nei timpani delle finestre e nei robusti balconi del primo piano.

Casa Florio Nizza resta così una delle testimonianze più eloquenti della Torino che, all’alba del Novecento, scelse di parlare il linguaggio elegante e moderno del liberty.

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