Si è spento questo pomeriggio all’ospedale di Asti Giancarlo Quagliotti, 83 anni, ricoverato da alcuni giorni dopo due delicati interventi per un aneurisma e una necrosi intestinale. Nelle ultime ore le sue condizioni avevano registrato un lieve miglioramento, ma il quadro clinico è precipitato fino alla decisione dei medici di procedere con la sedazione terminale. Accanto a lui il figlio Luca, dirigente Cgil.
Powered by
Classe 1942, storico dirigente del Partito Comunista Italiano torinese, Quagliotti è stato per decenni una presenza costante nella politica cittadina. Capogruppo comunista in Consiglio comunale tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, nelle giunte guidate da Diego Novelli, ha attraversato tutte le trasformazioni della sinistra: dal Pci al Pds, poi Ds e infine Pd.
Figura d’apparato, organizzatore meticoloso e uomo di relazioni, è stato a lungo considerato uno dei riferimenti politici più ascoltati nell’area riformista torinese, vicino a Piero Fassino, di cui coordinò la campagna elettorale per le comunali del 2011. Fino al marzo 2025 ha guidato l’Associazione consiglieri del Comune di Torino, ultimo incarico pubblico di una carriera trascorsa attorno alla Sala Rossa.
La sua parabola si intreccia con le stagioni più controverse della Prima Repubblica torinese. Nel 1983 fu coinvolto nello scandalo Zampini, vicenda dalla quale venne prosciolto. Nel 1993 fu invece condannato a sei mesi per finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta su una tangente legata all’appalto del depuratore Po-Sangone, insieme a Primo Greganti.
Accanto all’attività politica, incarichi nelle società legate al gruppo Gavio e alla galassia autostradale piemontese, che contribuirono a costruirne il profilo di uomo di collegamento tra politica e mondo economico.
Le sue radici affondavano nel Canavese operaio e nell’universo Olivetti: assunto in fabbrica nel 1960, si iscrisse giovanissimo alla Fgci, crescendo nella scuola quadri delle Frattocchie e nella militanza di partito. Una biografia che raccontava spesso come parte integrante della sua identità.
Solo pochi giorni fa, il 5 febbraio, aveva partecipato alla Fondazione Amendola alla presentazione di un libro con Giulio Napolitano, apparendo già provato ma lucido nell’intervento. Un congedo pubblico dalla sua comunità politica.
Con la sua scomparsa se ne va uno degli ultimi dirigenti della generazione comunista torinese cresciuta tra fabbrica, sezione e istituzioni, testimone di un’epoca in cui il partito era insieme appartenenza, disciplina e destino collettivo.