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Curiosità

Al Teatro Regio di Torino il viola sfida la superstizione

Tra lampadari scintillanti, geometrie audaci e scelte controcorrente, il teatro progettato da Carlo Mollino trasforma un antico tabù in un manifesto di modernità e design

Al Teatro Regio di Torino il viola sfida la superstizione

Nel mondo del teatro esistono rituali e superstizioni dure a morire. Tra queste, una delle più radicate riguarda il colore viola, tradizionalmente considerato di cattivo auspicio. L’origine di questa credenza affonda nel Medioevo quando, durante la Quaresima, periodo liturgico associato proprio al viola, gli spettacoli venivano sospesi. Per settimane gli attori restavano senza lavoro e senza compenso e, così, quel colore finì per diventare sinonimo di sfortuna e inattività.

Eppure, nel cuore di Torino, c’è un luogo che ha deciso di ribaltare questa tradizione. Il Teatro Regio di Torino, affacciato su Piazza Castello, è la dimostrazione concreta che anche le superstizioni possono essere messe in discussione. Quando l’architetto Carlo Mollino progettò il nuovo teatro, inaugurato nel 1973, fece una scelta cromatica audace e controcorrente: una palette dominata proprio dal viola, accostato al rosso intenso dei velluti.

Entrando in sala, l’impatto visivo è immediato. Lo sguardo viene catturato da un imponente lampadario centrale: una vera e propria cascata luminosa composta da circa 1.900 cristalli, che scende dall’alto e sovrasta la platea creando un effetto scenografico sorprendente. Ma è alzando gli occhi verso il soffitto che si coglie fino in fondo la visione di Mollino: disegni geometrici bianchi e viola si intrecciano in una composizione dinamica, avvolgente, quasi ipnotica.

Una scelta che, in un ambiente tradizionalista come quello teatrale, suonava come una provocazione. Perché utilizzare proprio il colore proibito? La risposta sta nella visione moderna dell’architetto: il teatro doveva essere una struttura contemporanea, capace di rompere con il passato e di liberarsi da credenze considerate ormai anacronistiche. Il viola, da simbolo di sventura, diventa, così, elemento di identità, di concentrazione e di ritualità scenica. Non più un tabù, ma uno strumento espressivo.

La sala, con le sue poltrone rosse distribuite tra platea e palchi secondo una planimetria che richiama il teatro greco, può accogliere fino a 1.582 spettatori: 1.392 posti a sedere e 31 palchi per un totale di 190 posti aggiuntivi. In fondo si apre il palcoscenico, cuore pulsante delle rappresentazioni liriche, mentre poco più avanti trova spazio il golfo mistico, la cosiddetta “buca” o “fossa”, che ospita l’orchestra e crea quella sottile ma fondamentale connessione tra musica e scena.

Il risultato è un ambiente immersivo, studiato per amplificare l’esperienza dello spettatore non solo dal punto di vista acustico, ma anche visivo ed emotivo. Nel Regio, la tradizione non viene cancellata, ma reinterpretata attraverso il design e l’architettura.

Così, tra cristalli scintillanti e geometrie viola, Torino custodisce un teatro che non è soltanto uno dei templi della lirica europea, ma anche una sorta di manifesto contro le superstizioni. Un luogo dove l’arte dimostra che, a volte, per innovare davvero, basta avere il coraggio di cambiare prospettiva.

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