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Economia & Territorio
20 Febbraio 2026 - 08:30
Che cosa resta di un paese quando, una serranda dopo l’altra, si spengono le luci delle botteghe? Restano le distanze: chilometri da colmare per un litro di latte, minuti preziosi per un filone di pane. E resta un’Italia che, fuori dai riflettori delle metropoli, si scopre sempre più fragile nei suoi capillari: colline e valli dove la spesa quotidiana diventa un viaggio, e i servizi essenziali scivolano nella categoria dei “beni di lusso”.
A San Damiano d'Asti, che pure è una città di 8mila abitanti dove gli esercizi commerciali non mancano, da tempo c'è il pulmino del Sea, il Servizio Emergenza Anziani - che serve diversi Comuni della zona, consorziati - che ogni lunedì mattina accompagna gli anziani al mercato in paese.
Il viaggio, però, sia a Postalesio sia a San Damiano, è diventato anche altro: un’occasione di socialità, una chiacchiera tra sedili, una comunità che si riconosce nello specchietto retrovisore. Li hanno già battezzati i “pendolari del supermercato”. È una soluzione definitiva? No: è un cerotto necessario dove mancano farmaci strutturali. Ma racconta un’Italia che non si arrende, e che cerca di cucire – con gli strumenti che ha – lo strappo lasciato dalla chiusura delle botteghe.
La domanda cruciale
Detto che chi scrive vive fuori da un paese - e dove per fortuna c'è un bar di borgata, che vende anche i giornali -, ma ha la fortuna di avere l'auto, ha senso per tanti abituarsi a fare chilometri per comprare il pane? Se il mantenimento dei piccoli negozi resta la via maestra per frenare lo spopolamento e tenere vivi i paesi, allora la sfida è duplice: sostenere economicamente e burocraticamente le microimprese di prossimità e, insieme, promuovere servizi intelligenti dove il mercato da solo non regge. Riportare piccoli empori, magari legati al bar come nella mia borgata, nelle frazioni, nei borghi dove comunque c'è una tendenza al ripopolamento di famiglie, dunque comunità vive (e spendenti). Rigenerazione urbana non è solo riverniciare le piazze: è riportare funzioni, ridurre le distanze, proteggere il tempo quotidiano delle persone. Perché una comunità senza botteghe non perde solo comodità: perde punti di riferimento, riti, relazioni. E di questi tempi, il capitale sociale vale quanto – se non più – del carrello pieno.
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