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Economia & Territorio

Quando sparisce l’ultima bottega: ecco l’Italia dei "pendolari del supermercato"

I dati di Confesercenti e Unioncamere. I pulmini per gli anziani a San Damiano d'Asti e a Postalesio

Quando sparisce l’ultima bottega: l’Italia dei pendolari del supermercato

Che cosa resta di un paese quando, una serranda dopo l’altra, si spengono le luci delle botteghe? Restano le distanze: chilometri da colmare per un litro di latte, minuti preziosi per un filone di pane. E resta un’Italia che, fuori dai riflettori delle metropoli, si scopre sempre più fragile nei suoi capillari: colline e valli dove la spesa quotidiana diventa un viaggio, e i servizi essenziali scivolano nella categoria dei “beni di lusso”.


Numeri che parlano
Confesercenti fotografa una tendenza che ha il sapore di un’emorragia: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi 103mila negozi, soprattutto nei centri abitati più piccoli. Unioncamere, nel suo ultimo rapporto, aggiunge coordinate e proporzioni: 425 comuni italiani, in cui vivono complessivamente 170mila persone, non hanno alcun negozio di generi alimentari sul proprio territorio. Soltanto il 44% della popolazione può raggiungere un panificio entro 15 minuti; meno del 30% una pescheria; il 60% un fruttivendolo. Nel frattempo, la rete dei punti vendita si è assottigliata del 15% in appena un decennio. Non è un dibattito astratto. È il bar, il forno, l’edicola, la ferramenta che tenevano insieme – come cuciture discrete – il tessuto delle comunità. Lo ricorda con chiarezza Nico Gronchi, presidente di Confesercenti: “Le vittime sono soprattutto i piccoli esercizi indipendenti, quelli che garantivano nello stesso spazio non solo i beni alimentari essenziali, ma anche prodotti per la casa, giocattoli, ferramenta, che costituiscono un punto di riferimento fondamentale per le piccole comunità, spesso lontane da negozi specializzati e supermercati”.

Politiche e prospettive: rigenerare, non rassegnarsi
Fermare la desertificazione commerciale e accompagnare chi può innovare: due binari che, per Gronchi, devono correre insieme. “Arrivati a questo punto servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto di incontro, ma servono politiche pubbliche capaci di invertire la rotta dello spopolamento e del declino”. Parole che chiamano a raccolta istituzioni locali e nazionali: perché senza residenti non ci sono negozi, e senza negozi vivere in un piccolo comune diventa ogni anno più complicato. Un circolo vizioso che va spezzato, prima di ritrovarsi con mappe piene di vuoti.

Il caso Postalesio: il pulmino della spesa
E quando l’ultima bottega abbassa la serranda? C'è una storia che riporta il Corriere di Alba e che arriva da Postalesio, in provincia di Sondrio: a fine dicembre ha chiuso l’unica attività dove si trovavano pane, latte e generi di prima necessità, il paese – composto in larga parte da anziani e persone con disabilità – ha rischiato di restare senza ancora. Da qui l’idea del sindaco, approdata anche in tv per la sua semplicità concreta: ogni venerdì, con il pulmino del Comune, l’assessore alle Politiche Sociali passa a prendere chi non ha l’auto o fatica a spostarsi. Basta una telefonata il giorno prima per prenotarsi. La corsa è gratuita. La destinazione? Un supermercato del comune vicino.

A San Damiano d'Asti, che pure è una città di 8mila abitanti dove gli esercizi commerciali non mancano, da tempo c'è il pulmino del Sea, il Servizio Emergenza Anziani - che serve diversi Comuni della zona, consorziati - che ogni lunedì mattina accompagna gli anziani al mercato in paese.

Il viaggio, però, sia a Postalesio sia a San Damiano, è diventato anche altro: un’occasione di socialità, una chiacchiera tra sedili, una comunità che si riconosce nello specchietto retrovisore. Li hanno già battezzati i “pendolari del supermercato”. È una soluzione definitiva? No: è un cerotto necessario dove mancano farmaci strutturali. Ma racconta un’Italia che non si arrende, e che cerca di cucire – con gli strumenti che ha – lo strappo lasciato dalla chiusura delle botteghe.

La domanda cruciale
Detto che chi scrive vive fuori da un paese - e dove per fortuna c'è un bar di borgata, che vende anche i giornali -, ma ha la fortuna di avere l'auto, ha senso per tanti abituarsi a fare chilometri per comprare il pane? Se il mantenimento dei piccoli negozi resta la via maestra per frenare lo spopolamento e tenere vivi i paesi, allora la sfida è duplice: sostenere economicamente e burocraticamente le microimprese di prossimità e, insieme, promuovere servizi intelligenti dove il mercato da solo non regge. Riportare piccoli empori, magari legati al bar come nella mia borgata, nelle frazioni, nei borghi dove comunque c'è una tendenza al ripopolamento di famiglie, dunque comunità vive (e spendenti). Rigenerazione urbana non è solo riverniciare le piazze: è riportare funzioni, ridurre le distanze, proteggere il tempo quotidiano delle persone. Perché una comunità senza botteghe non perde solo comodità: perde punti di riferimento, riti, relazioni. E di questi tempi, il capitale sociale vale quanto – se non più – del carrello pieno.

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