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20 Febbraio 2026 - 08:45
L'invasione alle Ogr di Torino durante il corteo ProPal
Soggetti particolarmente pericolosi, che se non fossero agli arresti metterebbero nuovamente in atto le violenze e i danneggiamenti per cui sono stati indagati (con i domiciliari che sono scattati nei confronti di cinque di loro, membri di Askatasuna o dei collettivi vicini al centro sociale sgomberato). Così la giudice per le indagini preliminari Valentina Rattazzo descrive i 18 manifestanti destinatari, ieri mattina all’alba, delle misure cautelari a seguito degli scontri in occasione dei cortei Pro-Pal a sostegno della Global Sumud Flotilla. Per la giudice Valentina Rattazzo, la gravità delle loro condotte durante le manifestazioni nell’autunno “caldo” torinese «rende concreto, serio e attuale» il rischio che le azioni violente contenute nell’inchiesta possano sfociare «in eventi ancora più gravi», addirittura con «esiti infausti» coinvolgendo, come già accaduto, anche persone estranee alle sfilate di piazza. Persone che vanno alle manifestazioni non certo per delinquere ma per partecipare. Secondo la gip, quindi, i destinatari delle misure cautelari potrebbero «ripetere azioni illecite analoghe» in altri contesti di piazza.
Manifestanti pericolosi la cui personalità «non consente di formulare alcuna prognosi di affidabilità sulla concreta capacità di astenersi dal commettere nuovi delitti, avendo dimostrato - sempre secondo la giudice - di non sapere rispettare le basilari regole della convivenza civile». E questo nonostante i soggetti indagati siano tutti relativamente giovani (il più grande coinvolto nell’inchiesta ha 29 anni, il più giovane ha 18 anni). Nell’indagine che ha portato al blitz di ieri mattina all’alba e alla notifica delle 18 misure cautelari, tutti gli indagati vengono descritti come insofferenti alle regole dello Stato, in quanto avevano già partecipato a eventi dove ci sono stati disordini, danneggiamenti e violenze.

Una pericolosità «specifica» perché le azioni degli antagonisti durante i cortei per la Flotilla a Torino non hanno mostrato una condotta isolata ma «il modus operandi che richiama una prassi illecita già sperimentata». Da qui l’esigenza di applicare delle misure cautelari adeguate, seppure variegate (5 arresti domiciliari, 12 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora nel Comune di Torino). Misure “rieducative” che, per la giudice, dovranno servire infatti «da monito sulle condotte future». Si tratta, va detto, di antagonisti che sono sì giovani ma che nonostante l’età vantano già un discreto curriculum in fatto di violenze durante i cortei e che hanno ricevuto denunce (e, alcuni di loro, anche delle misure cautelari). Ciononostante, «è manifesto il rischio di recidivanza specifico».
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