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Gelateria Casa Clara, la titolare si arrende: «Me ne vado». E scoppia di nuovo la polemica col quartiere

Nuova gestione per il locale premiato dal Gambero Rosso, simbolo della lotta contro degrado e spaccio ma poco amato dai residenti

Gelateria Casa Clara, la titolare si arrende: «Me ne vado». E scoppia di nuovo la polemica col quartiere

Gelateria Casa Clara, la titolare si arrende: «Me ne vado». E scoppia di nuovo la polemica col quartiere

Prima, la scorsa estate, l'annuncio della chiusura, in polemica con il quartiere. Poi il ripensamento, con tanto di spiegazioni pubbliche. Ora il nuovo capitolo: Silvia Wdowiak, titolare della gelateria Casa Clara di via Stradella a Torino, getta la spugna. E questa volta pare faccia sul serio, anche se la gelateria non chiuderà: «Ho deciso di affidarla a una nuova gestione, che entrerà in carica l'1 marzo».

Casa Clara non è una gelateria qualunque. Sorge infatti nell'edificio che fu sede del centro sociale "Delta House". Sgomberato dagli squatter, nel 2018 è rinato come gelateria grazie al lavoro (e agli investimenti) di Silvia Wdowiak, 49 anni, polacca di Danzica arrivata in Italia 29 anni fa. Un locale aperto quando la Spina Reale, su cui sorge, era territorio in mano agli spacciatori e diventato non solo un presidio di sicurezza ma anche di bontà, con tanto di riconoscimento del prestigioso Gambero Rosso

«In questi anni - è lo sfogo della Wdowiak - ho messo tutta me stessa in questo progetto: investimenti importanti, studio continuo, corsi, fiere, concorsi, ricerca delle migliori materie prime. Ho scelto consapevolmente di proporre un prodotto di alta qualità, senza scorciatoie. Quello che però, nel tempo, mi ha ferita è stata la continua necessità di giustificarmi. La frase che più spesso mi sono sentita dire è stata: “Mica siamo in centro per avere questi prezzi!”». Il rapporto tra Casa Clara e il quartiere, nato nel migliore dei modi, si è infatti via via deteriorato, fino alle polemiche infuocate della scorsa estate quando l'annuncio della chiusura fu accompagnato dalle parole: «Vi meritate il degrado, gli spacciatori, l’abbandono, il rumore, il buio». Seguirono polemiche roventi, fino al ripensamento e al dietrofront. Ora, l'ennesima puntata: «In questi anni non ho dato solo un prodotto: ho dato opportunità. Ho creato lavoro per persone del borgo, ho sempre pagato regolarmente e con rispetto, ho premiato l’impegno. Ho collaborato con l’Asl in percorsi di reinserimento lavorativo, accogliendo ogni anno persone provenienti dal centro di salute mentale in un cammino di rieducazione e crescita. Non ne ho mai fatto pubblicità. Eppure molte iniziative sono state lette come ricerca di visibilità». Il dito è ancora puntato contro il quartiere e i suoi abitanti: «A volte, ho sentito di non essere compresa proprio a casa mia. Fa riflettere che la mia granita siciliana venga apprezzata più in Sicilia che nel mio quartiere. Non mi sento superiore, ma nemmeno disposta a sminuirmi. Ho sempre avuto un’idea chiara di lavoro: qualità vera, rispetto per chi collabora con me, sostanza prima dell’apparenza. Le critiche continue, nel tempo, pesano. Anche su chi è determinata. E a un certo punto ho sentito il bisogno di fare un passo indietro per proteggere la mia serenità. Vado via con un po’ di rammarico, ma con la schiena dritta. So quello che ho dato». Fino all'augurio a chi la sostituirà: «Le auguro sinceramente di entrare nelle corde del borgo più di quanto sia riuscita a fare io».
Parole che anche questa volta non sono state ben accolte nel borgo, con i residenti che le rispediscono al mittente parlando non solo di «prezzi troppo alti» ma anche di «arroganza e maleducazione». Davvero un brutto finale per una bella storia. Tra l'altro, pochi giorni fa, Madonna di Campagna ha perso un altro locale storico che sorgeva proprio a pochi passi da Casa Clara: il Supermarket.
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