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Cronaca

"Bambine, sono fuochi d'artificio": il dramma della famiglia torinese bloccata a Doha dal 28 febbraio

Un imprenditore di Torino, bloccato in Qatar dal 28 febbraio con la moglie e le figlie, racconta l'attesa nel limbo di Doha: il rifiuto di scappare attraverso il deserto e il tentativo di proteggere le bambine spacciando l'eco dei missili per una festa nel cielo

"Bambine, sono fuochi d'artificio": il dramma della famiglia torinese bloccata a Doha dal 28 febbraio

Il ritorno a casa dopo una vacanza in Australia si è trasformato in un’attesa carica di tensione per una famiglia di Torino, un imprenditore, sua moglie e le loro due figlie di 7 e 10 anni, bloccata a Doha dal 28 febbraio.

Il loro viaggio di ritorno prevedeva uno scalo a Doha, luogo in cui l'aereo, dopo solo un'ora di viaggio, è rientrato. La famiglia ha passato la notte in areoporto nella speranza di ripartire poco dopo. Lo scalo, però, è poi stato evacuato a causa di alcuni pezzi di droni abbattuti caduti sulla pista.

Nel cielo di Doha l'eco delle tensioni militari si fa sentire ma per le due bambine la realtà viene filtrata attraverso le parole rassicuranti del padre che trasforma il rumore della guerra, i boati e le esplosioni, in "fuochi d'artificio", nel tentativo di preservare la loro serenità. Dietro questo piccolo espediente si cela la preoccupazione di un genitore che descrive una cornice allarmante: "I missili continuano a cadere", conferma l’uomo, testimoniando la gravità della situazione che ha bloccato il loro ritorno a casa.

Davanti all'incertezza dei voli la famiglia ha dovuto valutare opzioni alternative, tra cui un trasferimento via terra. L'ipotesi prevedeva un tragitto di 7 ore in bus nel deserto con destinazione Riad, in Arabia Saudita, per tentare da lì un imbarco verso l'Europa.

Tuttavia, dopo un'attenta riflessione, la famiglia ha deciso di restare in Qatar e di attendere la riapertura dello scalo.

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