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l'esplosione

Via Nizza, il pompiere che ha trovato Jacopo: «Scavavo a mani nude, poi ho visto la sua spalla»

Maurizio Tonda, responsabile Usar, testimonia nel processo che vede imputato Gianni Zippo per la morte di Jacopo Peretti

Nel riquadro, Jacopo Peretti. In aula, il pompiere Maurizio Tonda

Nel riquadro, Jacopo Peretti. In aula, il pompiere Maurizio Tonda

Maurizio Tonda ha scavato a mani nude. Togliendo minuto dopo minuto un calcinaccio dopo l'altro fino a quando, ad un certo punto, è spuntata la spalla sinistra di Jacopo Peretti. Il pompiere, responsabile del nucleo Usar, è stato colui che ha trovato il corpo senza vita del giovane di 35 anni morto nell'esplosione di via Nizza 389, avvenuta nella notte del 30 giugno dell'anno scorso. Tonda ha testimoniato questa mattina, martedì 10 marzo, in aula nel processo che vede imputato Giovanni Zippo, 41 anni, di professione guardia giurata, accusato di omicidio volontario, disastro colposo e lesioni personali. Secondo l'accusa Zippo, che si trova in carcere, avrebbe provocato, la notte tra il 29 e il 30 giugno scorso, l'esplosione della palazzina di via Nizza, nel quartiere Lingotto, causando la morte di Peretti. «Quando sono entrato in ciò che restava dell'appartamento di Jacopo - ha detto Tonda - c'erano le porte divelte di 90°. L'incendio, sotto, "covava" ancora. Ho cercato la camera da letto e ho capito dov'era quando ho visto un materasso. Ho iniziato a scavare e ho visto spuntare la spalla sinistra di Jacopo». Tonda ha quindi estratto, dalle macerie, il cadavere di Peretti. Che è stato ritrovato disteso sul fianco destro. Perché appunto, quando è avvenuta l'esplosione, il giovane stava dormendo.

Le ricerche di Jacopo Peretti sono iniziate alle 9.15 del mattino, qualche ora dopo, la deflagrazione in via Nizza. Due ore dopo, alle 11.15, il corpo senza vita del 35enne è stato estratto dalle macerie dell'alloggio saltato in aria. «Ci siamo divisi in due squadre - ha ricordato Maurizio Tonda in aula - cercando il punto di scavo. Dopo aver trovato Jacopo, l'abbiamo avvolto in una coperta che avevamo trovato sul posto, lo abbiamo messo su una barella e portato giù per le scale». 

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