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IL REPORT
10 Marzo 2026 - 22:50
Foto d'archivio
L'Italia è prima in Europa per morti da inquinamento: i primi dieci Stati europei per morti premature attribuibili al Pm2.5 in un anno, vede trionfare il Bel Paese. Un record di cui non andare molto fieri, con oltre 43mila. Un distacco notevole dal secondo posto della Polonia, con 25.268.
Tra le città in cui si respira peggio, Torino "non è messa così male". Secondo i dati di "Mal'Aria di città 2026" di Legambiente, alcune città italiane addirittura raddoppiano i 35 giorni di limite di legge per il Pm10. La peggiore è Palermo con 89 giorni. Torino, invece, decima in classifica ne conta 39. Zoomando ancora di più nel dettaglio, nella cintura nord, tra Settimo e Borgaro nel 2025 si è rimasti "in apnea".
SETTIMO TORINESE
A Settimo Torinese la centralina Vivaldi nel 2025 ha registrato 48 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10, ben oltre i 35 consentiti dalla normativa europea. Le medie annuali parlano chiaro: PM10 a 29 microgrammi per metro cubo, PM2.5 a 17, biossido di azoto a 33. Non semplici codici di laboratorio, ma la cronaca di una città incastrata fra tangenziali e snodi di collegamento, attraversata da pendolari e mezzi pesanti. Tra fabbriche, magazzini e logistica, lo sviluppo c’è, ma con esso crescono camion, code, emissioni. E intanto l’urbanizzazione avanza: nuovi quartieri e capannoni, il cemento che guadagna spazio mentre il verde arretra. I parchi progettati sulla carta impiegano anni, talvolta decenni, per diventare veri polmoni. Nel frattempo, il respiro rimane quello di sempre.
BORGARO TORINESE
A Borgaro Torinese le concentrazioni medie fanno segnare 25 microgrammi per metro cubo di PM10 e 17 di PM2.5: valori che oggi rientrano nella legge. Ma dal 2030 l’Unione europea abbasserà le soglie a 20 microgrammi per il PM10 e 10 per il PM2.5. Che cosa accadrà quando scatteranno le nuove regole? Tradotto senza giri di parole: Borgaro è già ora oltre i limiti che entreranno in vigore fra pochi anni.
TORINO E LA PIANURA PADANA
La Pianura Padana è una grande conca: la ventilazione scarsa favorisce il ristagno degli inquinanti, rendendo l’intero quadrante tra i più critici d’Europa per qualità dell’aria. Ma fermarsi alla geografia sarebbe comodo. Sempre secondo Legambiente, le cause sono note e, soprattutto, umane: traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività produttive. Un trittico che nella cintura torinese convive nello stesso spazio urbano. E il capoluogo? Torino è fra le città più lontane dagli obiettivi UE del 2030: per rientrare nei parametri dovrà tagliare le concentrazioni di inquinanti di circa il 30 per cento. Quando il cuore fatica a pompare, anche la periferia soffre: la cintura paga il conto.
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