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Il caso
18 Marzo 2026 - 18:31
Donatori dai 2 agli 89 anni, 581 trapianti effettuati nel 2025 e una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Numeri da record che avevano fatto esultare il Piemonte, resi possibili grazie ai 172 donatori registrati sul territorio.
Ma dietro i dati positivi si nasconde un’altra faccia della medaglia. A Torino, infatti, cresce la quota di chi non esprime un consenso alla donazione: il 34% dei cittadini sceglie di non dichiararsi favorevole, un dato in aumento soprattutto dopo la pandemia. «La prima causa è la disinformazione - spiega Valter Mione, presidente dell’Associazione Italiana Donatori Organi di Torino (Aido) - Invece che essere sempre più preparati, lo si è sempre meno. Questo tavolo servirà anche a questo», dice.
Proprio per invertire questa tendenza è nato il Tavolo cittadino permanente sulla donazione di organi, cellule e tessuti, istituito ufficialmente con una delibera di giunta del Comune di Torino e costruito insieme ad Asl e Città della Salute. L’obiettivo è chiaro: informare di più e meglio, andando anche dove finora si è fatto più fatica. «Andremo a lavorare sulle comunità straniere. Sono soprattutto loro quelle da coinvolgere», prosegue Mione.
Il lavoro, in questo caso, passa dal dialogo diretto con i referenti delle diverse comunità: «Stiamo incontrando imam e portavoce delle varie etnie. Abbiamo già coinvolto cinque comunità». Un tema delicato, spesso legato a barriere culturali più che religiose. «Non esiste una religione al mondo contraria alla donazione, ma a volte è complesso spiegare il concetto del “dono”», aggiunge.
Intanto i numeri dell’attesa restano alti: in Piemonte sono 646 i pazienti in lista per un trapianto, di cui 397 in attesa di un rene. A livello nazionale si arriva a 8.561 persone. A Torino, però, qualcosa si muove. Un impulso importante è arrivato anche dalla digitalizzazione delle carte d’identità, che consente di esprimere più facilmente la propria volontà al momento del rilascio o rinnovo del documento.
Il Tavolo cittadino, coordinato dagli assessorati ai Servizi civici e alle Politiche sociali, coinvolge il Coordinamento regionale delle donazioni e numerose associazioni del settore, da Aido ad Avis, passando per Admo, Aned e Fondazione Dot. «Diffondere la cultura della donazione significa costruire una comunità più solidale, in cui un gesto personale può trasformarsi in una concreta speranza di vita per molti. Vogliamo che questa scelta sia davvero libera, informata e consapevole», sottolinea l’assessore Francesco Tresso.
Sulla stessa linea l’assessore Jacopo Rosatelli: «Promuovere la cultura del dono è un modo concreto per affermare un’idea di comunità capace di farsi carico delle fragilità. È una responsabilità collettiva, ma anche un’opportunità per salvare vite». «Oggi diamo finalmente struttura e continuità a questo impegno, con uno strumento stabile capace di incidere concretamente sulla diffusione della cultura del dono», conclude Pietro Tuttolomondo, vicecapogruppo del Pd in Consiglio.
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