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La polemica
18 Marzo 2026 - 18:25
Le organizzazioni sindacali Sappe, Osapp, Uil Pa e Uspp hanno presentato oggi un ricorso al Tribunale del Lavoro di Torino ex articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori
E' polemica alla vigilia del 209° anniversario del Corpo della polizia penitenziaria, previsto per il prossimo venerdì 20 marzo.
Se a Napoli sono state oltre 15mila persone in Piazza del Plebiscito, alla presenza anche del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, in attesa della cerimonia, sotto la Mole il clima è decisamente più teso.
La scelta di spostare le celebrazioni fuori città, al Palazzo comunale di Pianezza, in piazza Leumann, sta facendo discutere. Anche perché appena un anno fa la ricorrenza si era svolta regolarmente a Torino, in una cornice ben più rappresentativa.
“Appare incomprensibile – attacca l’Osapp – organizzare la festa lontano dal capoluogo e soprattutto dal carcere, che rappresenta il cuore dell’attività della Polizia Penitenziaria”.
Una decisione che solleva interrogativi e mugugni a più livelli: dalla scelta della sede fino agli aspetti organizzativi. Chi autorizza queste trasferte? Chi sostiene i costi delle missioni del personale? Non è chiaro quale sia l’interesse a spostare tutto su Pianezza. Sono alcuni dei dubbi sollevati.
Ma è soprattutto il contesto a rendere la vicenda esplosiva. Neanche 48 ore fa, nel carcere torinese, si è registrato un nuovo suicidio, quello del boss Bernardo Pace. Un episodio drammatico che riporta al centro una situazione ormai definita fuori controllo. L’istituto appare sempre più in affanno, aggravato da un sovraffollamento cronico e da condizioni di lavoro sempre più pesanti: turni massacranti, doppi e tripli servizi e difficoltà crescenti nel godimento dei riposi.
“Parlare di celebrazioni in questo momento rischia di suonare come una provocazione”, afferma il segretario generale OSAPP, Leo Beneduci. “Il personale è esasperato e lavora in condizioni sempre più difficili tra degrado, sovraffollamento e continue tensioni”.
Le condizioni dell’istituto, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. “Ci sono reparti che versano in condizioni indegne, tra sporcizia diffusa, muffa e problemi strutturali evidenti”, denuncia ancora il sindacato.
Nei padiglioni si registrano intonaci che cedono, docce deteriorate e ambienti sempre più difficili da gestire. All’esterno, rifiuti e incuria completano un quadro che, più che una struttura dello Stato, ricorda un luogo abbandonato.
Non mancano poi le critiche sulla gestione della partecipazione alle celebrazioni. Secondo i più bene informati, da anni “partecipano sempre gli stessi”, senza alcuna rotazione, alimentando malumori e dubbi sulla trasparenza.
Sul fronte interno, intanto, pesano anche le recenti polemiche legate alla gestione del personale, dopo il caso emerso nei giorni scorsi su presunte irregolarità nell’attribuzione di alcune indennità all’interno del carcere Lorusso e Cutugno.
Da qui la richiesta, netta, rivolta alle istituzioni: “Prima delle cerimonie servono interventi concreti per restituire dignità e sicurezza al personale”.
E l’invito è altrettanto diretto: “Chi ha responsabilità istituzionali venga a vedere di persona. Solo entrando nei reparti si può comprendere davvero il livello di degrado in cui si lavora ogni giorno”.
Perché, al netto delle celebrazioni e delle passerelle, da Torino il messaggio è chiaro: qui, più che festeggiare, c’è da intervenire.
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