La scomparsa di Paolo Baldacci lascia un vuoto profondo nel panorama culturale italiano e internazionale. Studioso rigoroso e voce tra le più autorevoli della storia dell’arte del Novecento, Baldacci si è spento a Milano all’età di 81 anni, dopo una vita dedicata alla ricerca e alla comprensione delle avanguardie artistiche. Nato a Carate Brianza nel giugno del 1944, Baldacci ha inizialmente intrapreso una carriera accademica come docente di storia antica nelle università di Genova e Milano. Ma solo alla fine degli anni Settanta emerse la sua vera vocazione: lo studio dell’arte del Novecento.
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La svolta arrivò nel 1990, quando decise di lasciare l’insegnamento per dedicarsi interamente alla ricerca storico-artistica. Da quel momento il suo nome si impose nel panorama internazionale per rigore e profondità, grazie a studi fondamentali su protagonisti come Giacomo Balla, Mario Sironi, Alberto Savinio e Arturo Martini.
Tuttavia è ricordato a livello internazionale soprattutto per il fulcro della sua ricerca: l’universo di Giorgio de Chirico. Baldacci è considerato uno dei massimi esperti mondiali del “Pictor Optimus”, al quale ha dedicato gran parte della sua vita. Il suo contributo non si è limitato all’analisi delle opere, ma ha approfondito le radici filosofiche della Metafisica, portando alla luce gli importanti legami con il pensiero di Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer, oltre che con la tradizione della tragedia greca.
Nel 1997 pubblicò quella che è ancora oggi considerata la più ampia monografia sul periodo metafisico di de Chirico, un catalogo ragionato tradotto e diffuso a livello internazionale. Un’opera che ha segnato un prima e un dopo negli studi sull’artista. La sua attività non si era mai fermata: proprio nel 2026 aveva dato alle stampe il saggio “L’altra modernità. De Chirico, Savinio e l’arte”, continuando a contribuire con forte lucidità critica fino agli ultimi anni della sua vita.
Un aspetto meno noto ma significativo della carriera di Paolo Baldacci riguarda il suo ruolo attivo anche nel dibattito critico e nel sistema dell’arte. Oltre alla produzione scientifica, fu autore di numerosi articoli e saggi pubblicati su riviste specializzate e collaborò anche con la stampa, tra cui le pagine milanesi di “la Repubblica” negli anni Settanta. Nel tempo assunse inoltre la presidenza dell’Archivio dell’Arte Metafisica, contribuendo alla catalogazione e allo studio sistematico dell’opera di Giorgio de Chirico e degli artisti a lui legati.
Accanto alla produzione scientifica, Baldacci è stato protagonista anche nel mondo delle mostre e della divulgazione. Ha curato esposizioni di rilievo internazionale e partecipato ai principali simposi in città come New York, Monaco di Baviera, Houston e Düsseldorf, contribuendo a far conoscere e valorizzare l’arte italiana del XX secolo nel mondo. Con la sua scomparsa, Milano perde un intellettuale capace di coniugare precisione storica e profondità filosofica. La sua eredità resta però viva nelle sue opere e nella comunità scientifica che continuerà a confrontarsi con il suo lavoro, destinato a rimanere una pietra miliare nella storia dell’arte contemporanea.