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Economia & Territorio

Torino, le imprese sul filo (della guerra): export ancora giù e cassa integrazione per 1 su 10

L'indagine di marzo dell'Unione Industriali: costi in aumento per la guerra in Iran, terziario rallenta; Torino tiene ma investe meno

Piemonte, fiducia in equilibrio tra venti di guerra e costi in salita

C’è un’immagine che racconta bene il Piemonte economico di oggi: un funambolo che avanza su un filo teso tra Medio Oriente e mercati globali, con lo sguardo fisso sull’equilibrio. La guerra in Iran ha rimescolato le carte dell’energia e delle forniture, ma il sistema produttivo regionale sceglie la strada del pragmatismo: cautela, investimenti selettivi e nervi saldi. Quanto può durare questa camminata? E soprattutto, quali reti di sicurezza servono per non precipitare?


IL QUADRO GENERALE: COSTI SU, FIDUCIA CAUTA, EXPORT IN ROSSO
L’indagine di marzo del Centro Studi dell’Unione Industriali Torino, condotta su oltre 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese, fotografa un contesto di fiducia misurata. Il dato più netto riguarda i costi: dopo dodici trimestri di relativa stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede aumenti significativi su materie prime, logistica ed energia, con un picco all’85% nel comparto energetico. Sulle variabili reali, le attese per occupazione e produzione restano in linea con il primo trimestre, mentre si registra una flessione per gli ordinativi. La redditività mostra un’inversione di tendenza, segnalando complessità crescenti. Ancora negativo il capitolo esportazioni, in calo da 12 trimestri consecutivi: una scia lunga che pesa soprattutto su filiere internazionalizzate.



TORINO SOTTO LA LENTE: INDICATORI POSITIVI, MA IL PASSO RALLENTA
Nel capoluogo, il clima di fiducia “tiene” pur con segnali di raffreddamento. Restano positivi: - occupazione: +3,8% (in calo di 5,1 punti); - produzione: +3,3% (in calo di 7,2 punti); - ordini: +2,0% (in calo di 8 punti). Aumentano le preoccupazioni per i prezzi energetici e i costi di approvvigionamento (materie prime e logistica).

Frenano le previsioni di investimento: coinvolgono il 72% delle imprese (erano il 77,3%), mentre la quota che mantiene programmi significativi per nuovi impianti scende al 23,6% (dal 25,3%). Nel terziario si registrano arretramenti oltre i 10 punti per occupazione, produzione, ordini e redditività. Leggero calo del ricorso alla cassa integrazione, che interessa il 10,8% delle imprese (16,2% nell’industria, in diminuzione di 2,1 punti). Stabile l’utilizzo di impianti e risorse al 76%. Undicesimo dato negativo per le attese export: saldo ottimisti/pessimisti a -6,1%.



IL TERZIARIO FRENA: COMMERCIO-TURISMO E TRASPORTI SOTTO STRESS
Per la prima volta dopo la pandemia, nel terziario emergono attese in rallentamento su tutti gli indicatori: i saldi, pur restando positivi, scendono di oltre 15 punti per produzione e redditività, oltre 11 punti per gli ordini e 9 punti per l’occupazione. Le difficoltà si concentrano nei settori più esposti al contesto geopolitico: commercio–turismo e trasporto di merci e persone. È la prova che l’onda lunga della crisi internazionale colpisce prima le catene logistiche e i consumi discrezionali.

IL MANIFATTURIERO TRA LUCI E OMBRE: METALMECCANICO IN AFFANNO, CARTA E TESSILE RIPARTONO
Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, segna saldi poco sopra lo zero per produzione (+2,9%), nuovi ordini (+0,2%) e occupazione (+5,2%). Restano negativi redditività (-13,5%) ed export (-5,2%). A soffrire è soprattutto il metalmeccanico (saldo -3,5%, negativo da 11 trimestri), in particolare automotive e macchinari. In calo anche le “manifatture varie” (gioielli, giocattoli, ecc.: -1,1%). Non mancano, però, i segnali di vitalità: cartario-grafico (+22,2%), tessile-abbigliamento (+10,3%), edilizia e impiantisti (+8,8%), chimico (+7,9%). Più prudenti gomma-plastica (+2,0%) e alimentare (+4,1%). Nel settore dei servizi si registra un’inversione del clima di fiducia: il trasporto di merci e persone scivola a -15,6% (era +8,7% a dicembre), commercio e turismo a -18,6% (era +30%). In controtendenza le attese nell’ICT (+14,3%) e nei servizi alle imprese (+10,2%).

LA REGIONE: OCCUPAZIONE E PRODUZIONE POSITIVE, REDDITIVITÀ ED EXPORT IN CALO
A livello piemontese, le imprese esprimono attese complessivamente positive per: - occupazione: saldo ottimisti/pessimisti +5,0%; - produzione: +3,0%; - ordini totali: +0,9%. Negativi i consuntivi di export (-5,5%) e redditività (-10,7%). Frena la propensione a investire: 74,6% delle rispondenti (in calo di 2,5 punti), mentre il 23,9% ha programmato l’acquisto di nuovi impianti (−1,4 punti rispetto a dicembre). Resta stabile al 77% il tasso di utilizzo di impianti e risorse. La cassa integrazione è attivata dall’8,8% dei partecipanti, quota che sale all’11,8% nel manifatturiero (−3,1 punti su dicembre). Si allarga la forbice dimensionale: le aziende oltre 50 dipendenti vedono la produzione con saldo +7,1%, le più piccole si fermano a +1,2%.



LE VOCI: “EUROPA FACCIA L’EUROPA”, TRA PACE E POLITICA INDUSTRIALE
Il presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, richiama l’urgenza di un salto di qualità europeo: “Auspicando che sia concreto l'inizio del percorso di pace in Medio Oriente, è più che mai imperativo che l’Europa faccia l’Europa, assumendo posizioni chiare pro-impresa e pro-industria. Si deve avviare un piano di politica industriale con al centro investimenti, energia ed innovazione. [...] È questo l’unico modo per evitare un vero e proprio shock per aziende, lavoratori e famiglie, rilanciando sin da ora la nostra economia”. Sulla stessa linea Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte: “Arrivano segnali di una concreta e possibile stabilizzazione dello scenario in Medio Oriente. [...] Per ora l’impatto su occupazione e produzione è stato ridotto. Il quadro resta però allarmante perché le conseguenze saranno di lungo termine e ci vorranno mesi affinché petrolio e gas tornino su livelli gestibili. [...] È il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto”.

LA CHIAVE DI LETTURA: RESILIENZA SELETTIVA E NODI STRUTTURALI
Dai numeri emerge una resilienza selettiva: manifattura che resiste grazie a comparti dinamici, servizi colpiti nei segmenti più esposti, investimenti che non si fermano ma si assottigliano. La metafora è quella di un motore a più cilindri: alcuni spingono forte (cartario-grafico, tessile, ICT), altri girano al minimo (metalmeccanico, trasporti, turismo). La priorità? Ridurre l’attrito di costi energetici e logistici per non surriscaldare i margini già compressi. Senza una politica industriale europea che assicuri energia competitiva, innovazione e tempi decisionali rapidi, la corda su cui cammina il Piemonte rischia di tendersi oltre misura. Le imprese, intanto, continuano a fare la loro parte: programmano, investono dove serve, proteggono l’occupazione. Ma la domanda resta: riusciremo a trasformare questa cautela in slancio, prima che l’inerzia dei prezzi e la fragilità dell’export presentino il conto?

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