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La truffa

Truffa Tari via sms: allarme tra Torino, Settimo e Canavese, “non chiamate quei numeri”

Messaggi ingannevoli sui cellulari: rischio di soldi sottratti e dati rubati, comuni e polizia invitano alla massima attenzione

Truffa Tari via sms: allarme tra Torino, Settimo e Canavese, “non chiamate quei numeri”

Nuova ondata di sms truffa legati alla Tari tra Torino, Settimo Torinese e il territorio del Canavese. Messaggi brevi, apparentemente ufficiali, segnalano presunte anomalie nei pagamenti e invitano a contattare un numero telefonico per “risolvere” la situazione. In realtà, si tratta di un tentativo di phishing.

Il meccanismo è semplice ma efficace: si fa leva sull’urgenza e sulla paura di irregolarità fiscali per spingere i cittadini ad agire senza verifiche. Chi chiama quei numeri rischia addebiti elevati, soprattutto quando si tratta di utenze con prefisso 893, associate a servizi a pagamento. In pochi minuti, il credito telefonico può essere azzerato.

Ma il pericolo non è solo economico. In alcuni casi la truffa può evolversi con la richiesta di dati personali o bancari, che possono essere utilizzati per ulteriori frodi.

A lanciare l’allarme sono i Comuni coinvolti. Palazzo Civico di Torino ha chiarito che né l’amministrazione né Soris utilizzano sms o numeri a pagamento per comunicazioni sulla Tari, invitando a non richiamare i numeri indicati e a non cliccare eventuali link. Il caso è stato segnalato alla Polizia Postale.

Indicazioni analoghe arrivano anche da Settimo Torinese, dove la Polizia Locale ha invitato a ignorare messaggi provenienti da numeri sospetti – tra cui il 3520974754 – ricordando che il Comune non utilizza sms per queste comunicazioni.

L’allerta si estende anche al territorio: il Comune di San Giusto Canavese ha invitato i cittadini alla massima prudenza, confermando come il fenomeno sia diffuso e non limitato al solo capoluogo.

Il punto centrale resta uno: non fidarsi dei messaggi non verificati. In caso di dubbi sulla propria posizione, è sempre consigliato rivolgersi ai canali ufficiali degli enti o agli sportelli dedicati.

Le autorità ribadiscono alcune regole fondamentali: non chiamare numeri sospetti, non fornire dati personali e non agire d’impulso. In un contesto in cui le comunicazioni digitali sono sempre più diffuse, la consapevolezza resta la prima forma di difesa.

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