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Sanità, rivoluzione Clear Pathway: il piano piemontese per salvare il cuore

Al via il congresso internazionale "Change in Cardiology 2026". Un protocollo nato tra Torino e la Valle d'Aosta.

Doctor holding a heart

Trapianti di cuore (Depositphotos)

In una nazione dove le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte — con circa 230mila decessi l'anno — Torino si propone come capofila di una rivoluzione terapeutica. Dal 9 all'11 aprile, il capoluogo piemontese ospita il congresso internazionale "Change in Cardiology 2026", un appuntamento cruciale per fare il punto sulle nuove strategie contro l'infarto e l'eccesso di colesterolo Ldl.

I dati presentati dagli esperti fotografano una realtà a due facce: se da un lato il Piemonte brilla per la gestione dell’emergenza con circa 7mila angioplastiche coronariche effettuate ogni anno con successo nella fase acuta, dall’altro persiste una preoccupante fragilità nel lungo periodo. Circa il 10% dei pazienti, infatti, perde la vita entro un anno dalle dimissioni. La causa principale? Il mancato controllo del colesterolo e l'interruzione precoce delle cure.

Per colmare questo divario, 34 cardiologi ospedalieri di 26 strutture piemontesi e valdostane hanno sviluppato il protocollo "Clear Pathway". Recentemente pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia, il progetto propone 20 indicazioni concrete per ottimizzare le cure post-infarto: dalla combinazione tempestiva dei farmaci all'adattamento delle terapie sulle specifiche esigenze del paziente. L'obiettivo è trasformare questo modello locale in uno standard nazionale, garantendo che l'eccellenza dell'intervento in sala operatoria non venga vanificata da una prevenzione domestica carente.

Il congresso, coordinato dai direttori scientifici Giuseppe Musumeci, Giuseppe Patti e Ferdinando Varbella, insieme a Federico Nardi (Incoming President Anmco), mette in guardia: il 50% degli infarti colpisce persone che non avevano mai manifestato segni di malattia. Controllare il colesterolo Ldl non è più solo una raccomandazione, ma un pilastro di sicurezza nazionale che incide anche sulle casse dello Stato, con una spesa sanitaria cardiovascolare che supera i 41 miliardi di euro annui.

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