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Alta tensione a Torino
17 Aprile 2026 - 15:37
Gli scontri al corteo per Askatasuna dello scorso luglio
"Aska" torna a farsi sentire e rilancia la sfida del Primo Maggio. Non più da corso Regina Margherita 47 — lo stabile sgomberato all’alba dello scorso 18 dicembre — ma quasi, a pochi passi e con lo stesso obiettivo: riprendersi quello spazio.
In una nota diffusa sui social, il network antagonista pare volere alzare il capo, parlando senza giri di parole di “riconquista”. L’appello è chiaro: “smilitarizzare” l’area di Vanchiglia e "riprendersi" i giardini del 47, con una bella griglia popolare. La richiesta, nei fatti, chiama in causa direttamente l’ordine pubblico, puntando a ridurre — o eliminare — il presidio fisso delle forze dell’ordine.
IL NODO: PRESIDIO H24 E ACCUSA DI “MILITARIZZAZIONE”
Dal giorno dello sgombero, infatti, l’area resta sorvegliata senza interruzioni. Un controllo costante che, per gli antagonisti, equivale a una “militarizzazione” del quartiere. Ed è proprio questo il bersaglio della mobilitazione: non solo tornare, ma farlo forzando il perimetro imposto negli ultimi mesi. A corredo, il festival Altri Mondi/Altri Modi, che vedrà tra gli ospiti più noti, il 22 aprile, il fumettista romano Zerocalcare, al secolo Michele Rech.
IL CORTEO E IL PUNTO DI ARRIVO: VERSO VANCHIGLIA
Il passaggio più delicato è quello sul corteo. Nel comunicato si annuncia che lo “spezzone sociale”, al termine della manifestazione del Primo Maggio, si muoverà verso il quartiere e verso Askatasuna, indicata come “simbolo di ciò che viene tolto e deve essere restituito”.
Non è un dettaglio logistico. È una dichiarazione politica. E riapre uno scenario già visto: la saldatura tra una manifestazione ampia e un obiettivo altamente sensibile. A quel punto la domanda è inevitabile: passerella simbolica o nuovo braccio di ferro?
“TORINO È PARTIGIANA”: LO SCONTRO SULLA CITTÀ
Il comunicato alza ulteriormente i toni: “Torino è partigiana”, si legge, rivendicando il diritto di decidere “che città vogliamo, come vogliamo viverla, incontrarci, organizzarci e lottare”.
Dietro lo slogan, però, si muove un conflitto concreto: chi governa davvero gli spazi urbani? E dove si traccia il confine tra sicurezza e uso collettivo della città? La “griglia popolare” evocata non è solo un rito: diventa il simbolo di una presenza che rivendica legittimità contro un’area percepita come sottratta e blindata.
A rendere il quadro più complesso sono anche alcune intercettazioni emerse nelle indagini giudiziarie. In una conversazione, uno dei riferimenti interni al centro sociale parla delle “troppe simpatie” politiche. Nelle carte compaiono anche riferimenti politici. Viene citato il Movimento 5 Stelle, soprattutto nella sua fase iniziale legata alle battaglie No Tav, descritto come un “brand”. Tra i nomi ricorrenti figura quello di Alessandro Di Battista.
POLITICA E PIAZZA
Il rapporto tra centri sociali e politica resta un elemento sensibile. Lo scorso 31 gennaio, al corteo culminato con tensioni e violenze contro le forze dell’ordine, erano presenti anche esponenti politici, tra cui il parlamentare di Avs Marco Grimaldi insieme a rappresentanti di Avs e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. E non va trascurato il “coraggioso percorso di fuoriuscita dall’illegalità”, come il sindaco di Torino Stefano Lo Russo aveva definito il Patto con i garanti di Askatasuna per riqualificare lo spazio.
IL FRONTE GIUDIZIARIO
Intanto pesa anche il capitolo giudiziario. Diciotto persone sono state condannate per i disordini del marzo 2023 durante un corteo in solidarietà con Alfredo Cospito, l’anarchico in sciopero della fame contro il 41 bis.
Le pene vanno da cinque anni e sei mesi a un minimo di diciotto mesi. Esclusa la devastazione, i giudici hanno però riconosciuto il concorso nella minaccia a pubblico ufficiale, accogliendo la tesi della procura: i danneggiamenti sarebbero stati organizzati. Il Comune di Torino, costituitosi parte civile, ha ottenuto una provvisionale da 33 mila euro.
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