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L’appello dei sindacati
21 Aprile 2026 - 06:14
Qualche click e una carta di credito bastano ormai per ordinare qualunque cosa: una pizza, la spesa, persino l’antipiretico quando si ha la febbre. Con qualunque condizione atmosferica. Anche la pioggia torrenziale o il freddo più pungente. Tant’è vero che ormai i rider si sono attrezzati con “guantoni” fatti ad arte per non congelarsi le dita, impermeabile, e nel cestello della bici, molte volte, batterie di riserva legate con nastro adesivo alla propria e-bike.
Ma la tragica morte di Adnan El Sayed, rider 32enne, travolto sulla collina di Cavoretto da un pirata della strada domenica notte e trovato senza vita in un dirupo, riaccende i fari sulla condizione dei lavoratori che ogni giorno attraversano le strade della città consegnando pranzi e cene on-demand ai torinesi.
«Servono controlli effettivi sui mezzi», è la denuncia del segretario generale di Nidil Cgil Torino Danilo Bonucci. «Non basta l’autocertificazione», tuona, e cita un dato che allarma: «Si tratta per l’80 per cento di mezzi “truccati” (cioè non omologati, ndr)».
Un quadro che si inserisce in un contesto lavorativo fragile, dove nella maggior parte dei casi manca un’assunzione formale e le tutele sono ridotte al minimo.
«I rider non denunciano - aggiunge Enrico Francia, rider e delegato NIdiL e Filt Cgil, perché un infortunio vuol dire non lavorare. E se non lavoro non guadagno», spiega denunciando una sua esperienza diretta. «Mi è capitato di recente di cadere dal mio mezzo. L’ho segnalato e dall’azienda mi hanno risposto “Tutto bene se hai effettuato la consegna”», racconta.
Non è solo una questione di compensi, ma di sicurezza e diritti. Il sindacato chiede da tempo interventi più stringenti, a partire dai controlli sui mezzi e da una revisione delle modalità di assegnazione delle consegne. «Alcuni tragitti non dovrebbero essere affidati a biciclette, né muscolari né elettriche», spiega Bonucci. E resta una domanda latente: quanto vale davvero una consegna?
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