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Istruzione

Scuola in rivolta sul riordino degli istituti tecnici: “Riforma frettolosa, va fermata subito”

In Regione scontro acceso con la Giunta: opposizione pronta a bloccare la manovra, tra critiche su tagli orari e rischio di un’offerta formativa ridotta

Scuola in rivolta sul riordino degli istituti tecnici: “Riforma frettolosa, va fermata subito”

Emergono forti perplessità in Consiglio regionale sul futuro degli istituti tecnici. Le consigliere regionali del centrosinistra denunciano infatti l’assenza di risposte chiare da parte della Giunta sul tema del riordino del quinquennio tecnico, annunciando nuove iniziative politiche per chiedere lo stop della riforma.

Secondo quanto dichiarato in aula, la discussione si sarebbe concentrata esclusivamente sulla cosiddetta filiera tecnologico-professionale “4+2”, senza però affrontare nel merito il progetto di revisione complessiva che dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo anno scolastico.

Le esponenti dell’opposizione, tra cui Nadia Conticelli e Alice Ravinale, parlano di una risposta giudicata insufficiente e annunciano la presentazione imminente di un ordine del giorno per chiedere alla Regione Piemonte di intervenire presso il Governo nazionale.

L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere una proroga della riforma fino all’anno scolastico 2027-2028, aprendo nel contempo un tavolo di confronto strutturato con sindacati, docenti e tutte le componenti del sistema scolastico.

“Riforma frettolosa e senza dati”

Nel corso dell’interrogazione urgente, le consigliere avevano chiesto chiarimenti sulle azioni che la Giunta intende adottare per garantire la qualità dell’offerta formativa e la tutela della scuola pubblica.

La riforma contestata viene definita come un intervento riproposto dopo anni di stallo, ma rilanciato ora in modo accelerato e senza una adeguata valutazione degli effetti. Particolare preoccupazione riguarda la sua applicazione già dal prossimo anno, quando il processo di iscrizione degli studenti risulta ormai concluso.

Secondo le opposizioni, il nuovo impianto inciderebbe profondamente sui quadri orari, con una riduzione delle ore di lezione e una compressione dell’attività didattica, soprattutto nel primo biennio, considerato un passaggio formativo decisivo.

Proteste dal mondo della scuola

Non mancano le reazioni dal territorio: numerosi collegi docenti degli istituti tecnici interessati avrebbero espresso contrarietà alla riforma, dando vita a una rete di mobilitazione partita proprio da Torino.

Tra le criticità segnalate figurano il possibile taglio delle discipline umanistiche e scientifiche, il rischio di esuberi del personale docente e la progressiva anticipazione delle scelte di indirizzo degli studenti, elementi che secondo i critici potrebbero alterare l’equilibrio del percorso scolastico.

Ulteriori problemi riguardano l’organizzazione interna delle scuole: la frammentazione delle cattedre, dovuta ai nuovi assetti orari, potrebbe compromettere la continuità didattica e rendere più complessa la gestione degli istituti.

“Rischio di una scuola più debole”

In un contesto economico e produttivo che richiede competenze sempre più integrate, anche culturali e trasversali, le consigliere avvertono sul rischio di un modello formativo riduttivo e sbilanciato verso le sole esigenze del mercato del lavoro.

Per questo motivo, viene ribadita la necessità che la Regione Piemonte assuma un ruolo più attivo, evitando un atteggiamento di semplice recepimento delle direttive nazionali.

“La scuola pubblica – sostengono le opposizioni – deve rimanere un luogo di formazione completa e non essere ridotta a un percorso tecnico anticipato e impoverito”.

Le iniziative politiche annunciate nei prossimi giorni puntano quindi a riaprire il confronto istituzionale e a bloccare, almeno temporaneamente, l’avvio della riforma.

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