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Sanità

Ricetta dematerializzata, allarme nei servizi territoriali: “Rischio caos in salute mentale e dipendenze”

Canalis (PD): “La Regione non ha considerato le specificità dei servizi, DEMA tra criticità organizzative e rischio per la continuità delle cure”

Ricetta dematerializzata, allarme nei servizi territoriali: “Rischio caos in salute mentale e dipendenze”

L’introduzione della ricetta dematerializzata (DEMA) nei servizi territoriali ad accesso diretto per salute mentale, dipendenze e neuropsichiatria infantile sta generando forti criticità organizzative e operative. A denunciarlo è la consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, intervenuta dopo il question time in Consiglio regionale del 21 aprile 2026.

Secondo la consigliera, la misura entrata in vigore il 1° marzo sarebbe stata applicata senza considerare le specificità dei servizi territoriali, che si basano su percorsi di presa in carico continuativa e multiprofessionale, differenti dalla logica delle singole prestazioni tipica della specialistica ambulatoriale.

Canalis sottolinea che questi servizi utilizzano sistemi informativi dedicati come SISMAS e SISM per la salute mentale, SIND e HTH per le dipendenze e SMAIL per la neuropsichiatria infantile, già strutturati per garantire continuità assistenziale. L’introduzione della DEMA, afferma, avrebbe creato ostacoli nella registrazione delle attività svolte, con possibili ricadute sui flussi informativi e sugli equilibri amministrativi.

Un ulteriore punto critico riguarda la tutela della riservatezza, in particolare nei servizi per le dipendenze patologiche, dove l’anonimato è considerato un elemento centrale del percorso di cura.

Nel corso del question time, l’assessore regionale ha negato che la DEMA sia stata introdotta per le attività sanitarie territoriali oggetto del dibattito e ha sostenuto che le criticità sugli applicativi sarebbero già state risolte. Una posizione che Canalis contesta, evidenziando come, secondo la consigliera, società scientifiche e operatori del settore segnalino ancora problemi concreti.

Tra le realtà citate figurano la Società Italiana di Psichiatria, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la Federazione Italiana degli operatori dei servizi delle dipendenze e il gruppo dei direttori dei Dipartimenti per le Dipendenze della Regione Piemonte, che avrebbero evidenziato criticità organizzative e cliniche.

Secondo Canalis, il nuovo sistema di identificazione rischia inoltre di scoraggiare alcuni utenti dall’intraprendere percorsi di cura, oltre a creare ulteriori difficoltà amministrative per gli operatori.

La consigliera invita quindi la Giunta regionale a rivedere le modalità di applicazione della ricetta dematerializzata nei servizi territoriali ad accesso diretto, adeguandole alle specificità organizzative e alla necessità di garantire continuità assistenziale e tutela dei pazienti.

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