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Il caso

Piemonte, il paradosso della sanità: poche prescrizioni ma attese tra le più lunghe d'Italia

In Regione 1.020 ricette ogni mille abitanti, ben al di sotto della media; il Pd chiede chiarimenti: "Carenza di offerta o inefficienza nella gestione degli slot?"

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Foto generica medico e pazienti

Meno prescrizioni rispetto alla media nazionale, ma tempi di attesa tra i più lunghi d’Italia per visite ed esami specialistici. È il paradosso della sanità piemontese denunciato dai consiglieri regionali del Partito Democratico Domenico Rossi e Daniele Valle, che hanno presentato un’interrogazione urgente all’assessore alla Sanità Riboldi.

Secondo i dati del flusso Tessera Sanitaria 2025, il Piemonte si colloca al 17° posto su 21 regioni per numero di prescrizioni in rapporto alla popolazione: 1.020,1 ogni mille abitanti, ben al di sotto di regioni come Lazio (1.569,5) ed Emilia-Romagna (1.481,5). Numeri che, secondo gli esponenti Dem, rendono ancora più difficile spiegare le lunghe liste d’attesa che interessano il territorio.

«I cittadini piemontesi aspettano mesi, a volte oltre un anno, per una visita cardiologica, neurologica o ortopedica», sottolineano Rossi e Valle, parlando di una situazione che richiede chiarimenti immediati in aula.

L’interrogazione depositata chiede alla Giunta regionale di spiegare le cause strutturali del fenomeno: se si tratti di una carenza di offerta sanitaria — in termini di personale, strutture o orari — oppure di inefficienze nella gestione delle agende e degli slot disponibili. Al centro anche l’utilizzo delle risorse già stanziate, comprese quelle legate al PNRR.

«I piemontesi pagano le tasse come tutti gli altri italiani e hanno diritto alle stesse cure», ribadiscono i consiglieri del Partito Democratico, chiedendo «dati, obiettivi e responsabilità» per affrontare una criticità che continua a pesare sull’accesso ai servizi sanitari regionali.

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