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Industria
29 Aprile 2026 - 17:40
L'assessore regionale Maurizio Marrone
Torino deve guardare oltre Stellantis e aprirsi a nuovi investimenti industriali. È questa la posizione espressa da Maurizio Marrone, assessore regionale al Lavoro e vicepresidente della Regione Piemonte, in un’intervista al Corriere Torino. «Io sono d’accordo con la Cgil: dobbiamo guardare anche altrove, attrarre nuovi produttori per diversificare e non essere dipendenti da un solo gruppo», ha dichiarato Marrone, intervenendo sul futuro dell’automotive torinese e sul rischio di un progressivo svuotamento produttivo. L’assessore vuole evitare che il territorio resti legato a un unico polo industriale: «Torino sconta una situazione particolare. Sbaglieremmo ad arrenderci alla nostalgia. Occorre invece attrarre nuove produzioni e nuovi investimenti».
Tra gli strumenti citati, anche la pianificazione urbanistica e le politiche regionali: «Con il Cresci Piemonte la Regione ha voluto agevolare il nuovo piano regolatore della città, che deve diventare anche uno strumento di politica industriale. I capannoni vuoti non possono essere abbandonati né trasformati in centri commerciali: vanno riconvertiti in spazi produttivi ad alto valore tecnologico».
Marrone richiama anche il tema delle crisi aziendali già aperte sul territorio, citando il caso di Lear Corporation e quello della Primotecs di Avigliana, dove si è aperto un tavolo regionale dopo lo sciopero dei lavoratori. Sul rapporto con i sindacati, l’assessore rivendica un approccio pragmatico: «Non ho alcun pregiudizio, anzi. Ad Avigliana ho incontrato i lavoratori della Fiom e ho preso un caffè con loro. Bisogna fare squadra per garantire occupazione dignitosa. Il vero nemico è la delocalizzazione. Il lavoro deve essere dignitoso, ma serve anche attrarre capitali e nuovi insediamenti produttivi, anche attraverso strumenti come la zona economica speciale».
Infine, Marrone ha dichiarato che potrebbe partecipare alle iniziative sindacali a Ivrea, dove ha seguito la vertenza Konecta, ribadendo la volontà di mantenere un dialogo aperto con le parti sociali. «L’obiettivo è uno solo: creare lavoro e non restare fermi a un solo modello industriale».
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