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Carrefour, confronto su franchising e forniture: il caso arriva in Consiglio comunale

Sindacati e franchisee chiedono un tavolo; NewPrinces: «Criticità limitate e rete sotto controllo»

Carrefour, confronto su franchising e forniture: il caso arriva in Consiglio comunale

Il futuro della rete ex Carrefour Italia continua a far discutere a Torino, dove la vicenda è approdata anche in Consiglio comunale, tra le preoccupazioni di sindacati e imprenditori e le rassicurazioni della nuova proprietà NewPrinces. Da un lato, l’audizione in commissione ha acceso i riflettori su una situazione definita «critica», dall’altro il presidente di NewPrinces Angelo Mastrolia respinge l’ipotesi di un ridimensionamento massiccio della rete e prova a rassicurare lavoratori e territorio. A portare il caso in Sala Rossa sono stati i rappresentanti sindacali e dei franchisee, che hanno descritto una fase di forte incertezza dopo il passaggio di proprietà.

«Il tema che ci preoccupa è l’impatto occupazionale», ha spiegato Vincenzo Filoramo, segretario regionale Faisa Cisal Piemonte, sottolineando come la riorganizzazione stia già producendo effetti concreti. «Parliamo di una rete che ha un ruolo sociale importante: questi negozi sono un presidio per i quartieri e per le persone più fragili». Ancora più diretto l’intervento di Giovanni Pellegrino, presidente della Aifgdo, che ha descritto la situazione vissuta dai franchisee: «Molti punti vendita sono in un limbo: non sono chiusi, ma non sono nemmeno pienamente operativi». Il nodo più evidente riguarda le forniture: «Non abbiamo acqua, latte, prodotti freschi. In queste condizioni è impossibile lavorare», ha detto, collegando la difficoltà operativa a scelte della nuova gestione. Secondo i dati portati in commissione, solo in Piemonte i negozi in franchising sono circa 127, con una media di 6 dipendenti ciascuno: tra 700 e 800 lavoratori direttamente coinvolti.

Accanto alle difficoltà quotidiane, pesa anche la questione finanziaria: «Ci troviamo con richieste di rientro dei debiti in tempi molto brevi e difficili da sostenere», ha aggiunto Pellegrino. Una situazione che riguarda anche imprenditori che hanno investito risparmi personali o il proprio Tfr. Da qui la richiesta avanzata in commissione: «Serve un confronto tra tutte le parti coinvolte per capire se gli impegni presi sull’occupazione verranno rispettati».

Di segno diverso la lettura della nuova proprietà. Mastrolia ridimensiona l’allarme e parla di una situazione circoscritta: «Non c’è alcun rischio per i duecento punti vendita del Torinese. I casi critici sono pochi». Secondo l’imprenditore, le difficoltà riguardano una quota limitata della rete: «I franchisee in difficoltà sono circa il 6-8% a livello nazionale. In alcuni casi si tratta di difficoltà oggettive, in altri di mancato rispetto degli obblighi contrattuali». Sulle forniture, punto centrale delle contestazioni, Mastrolia chiarisce la posizione dell’azienda: «Dove ci sono esposizioni molto elevate abbiamo avviato attività di recupero crediti. Il blocco delle forniture è legato a situazioni di scaduto importante: non possiamo continuare a fornire merce senza garanzie di pagamento». Allo stesso tempo, ribadisce l’obiettivo della società: «Non vogliamo che i punti vendita chiudano. Il nostro obiettivo è rimetterli nelle condizioni di operare correttamente».

Una linea che, nella visione dell’azienda, rientra in una strategia più ampia di riorganizzazione: «Stiamo lavorando per mettere ordine nella rete, migliorare il servizio e rendere i prezzi più competitivi». Dopo una fase iniziale definita di «sbandamento», tra fine 2025 e inizio 2026, Mastrolia sostiene che «molti casi sono stati stabilizzati». Sul territorio piemontese, l’imprenditore ribadisce l’impegno: «Crediamo fortemente nel territorio. Non intendiamo ridurre i punti vendita e stiamo valutando anche riaperture dove ci sono state chiusure». Quanto all’occupazione, la posizione è netta: «Tutti i dipendenti coinvolti nelle retrocessioni sono stati riassunti: nessuno è rimasto senza lavoro».

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