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Inchiesta
01 Maggio 2026 - 16:54
Negli ultimi anni fare la spesa è diventato sempre più oneroso per le famiglie italiane. I dati più recenti parlano chiaro: secondo le rilevazioni dell’Istat, il costo del cosiddetto “carrello della spesa” è aumentato del 22,3% in quattro anni, un incremento ben superiore a quello registrato dall’inflazione generale, ferma al +16,3% nello stesso periodo.
In termini concreti, significa che una spesa che nel 2021 costava 100 euro oggi supera i 122 euro. Un aumento che pesa soprattutto sui beni di uso quotidiano, come alimentari, prodotti per la casa e per l’igiene personale, cioè quelli che incidono maggiormente sul bilancio delle famiglie.
Ancora più marcato è il rincaro se si guarda ai soli prodotti alimentari, che hanno registrato un incremento complessivo del 24,4%. Un dato che spiega perché molti consumatori abbiano la percezione di un aumento dei prezzi più elevato rispetto a quello ufficiale: a crescere maggiormente sono infatti proprio i beni acquistati con più frequenza.
Il fenomeno affonda le radici nel picco inflattivo registrato tra il 2022 e il 2023, quando l’aumento dei prezzi ha raggiunto livelli molto elevati. Negli anni successivi l’inflazione generale si è progressivamente ridimensionata, tornando sotto il 2%, una soglia considerata fisiologica dagli economisti. Tuttavia, il rallentamento non si è riflesso allo stesso modo sui beni di largo consumo, che hanno continuato a registrare aumenti più sostenuti.
Anche i dati più recenti confermano questa tendenza: a fine 2025 i prezzi complessivi risultavano in crescita dell’1,2% su base annua, mentre il carrello della spesa segnava un +1,9% e gli alimentari un +2,2%.
Le cause di questi rincari sono molteplici. Da un lato incidono i costi energetici, che negli anni passati hanno subito forti aumenti, influenzando l’intera filiera produttiva e distributiva. Dall’altro pesano i rincari delle materie prime agricole e le difficoltà legate ai cambiamenti climatici, che rendono più instabili i raccolti. A questi fattori si aggiungono i costi di trasporto e logistica, anch’essi in crescita, che si riflettono inevitabilmente sui prezzi finali pagati dai consumatori.
Non è escluso, inoltre, che su alcuni prodotti possano essersi verificati fenomeni speculativi: proprio per questo l’Antitrust ha avviato accertamenti per verificare eventuali anomalie nei prezzi.
Il risultato è una pressione crescente sui bilanci familiari, soprattutto per chi non ha beneficiato di aumenti salariali adeguati. Anche in presenza di stipendi leggermente più alti, il potere d’acquisto resta eroso dall’aumento dei prezzi, rendendo più difficile mantenere lo stesso tenore di vita.
In questo contesto, fare la spesa quotidiana si conferma una delle principali voci di spesa per le famiglie italiane, nonché uno degli indicatori più immediati della perdita di potere d’acquisto. Un fenomeno che, nonostante il rallentamento dell’inflazione generale, continua a incidere in modo significativo sulle abitudini di consumo e sulle scelte economiche dei cittadini.
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