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Salute e innovazione
14 Aprile 2026 - 21:00
Un nuovo e raro caso clinico riaccende l’attenzione sulla possibile remissione dell’HIV dopo un particolare tipo di trapianto. Un uomo di 63 anni, conosciuto come “paziente di Oslo”, potrebbe infatti essere presto considerato in guarigione funzionale, dopo oltre tre anni senza terapia antiretrovirale e con virus non rilevabile.
Il paziente era stato sottoposto nel 2020 a un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, necessario per trattare una sindrome mielodisplastica, una malattia del midollo osseo che può evolvere in forme leucemiche.
Nel suo caso, la particolarità decisiva riguarda il donatore: il fratello, risultato portatore della rara mutazione genetica CCR5-delta32 in omozigosi, associata a una naturale resistenza all’infezione da HIV.
A distanza di cinque anni dal trapianto e dopo circa tre anni di sospensione della terapia, gli esami indicano che l’uomo presenta RNA dell’HIV non rilevabile. Le analisi condotte su sangue, intestino e midollo osseo non hanno evidenziato tracce di virus in grado di replicarsi.
Anche i test immunologici hanno mostrato segnali coerenti con una remissione stabile, tra cui la riduzione degli anticorpi specifici e l’assenza di risposta delle cellule T contro l’HIV.
Secondo i ricercatori dell’Ospedale Universitario di Oslo, che hanno seguito il caso e pubblicato i risultati su Nature Microbiology, questi elementi suggeriscono una possibile eradicazione funzionale del virus.
Il caso del paziente norvegese si inserisce in una lista estremamente ristretta di persone che hanno raggiunto una remissione a lungo termine dell’HIV dopo trapianto di cellule staminali da donatori con la mutazione CCR5-delta32.
Tra i precedenti più noti figurano il cosiddetto “paziente di Berlino”, il “paziente di Londra”, quello di Düsseldorf, di New York e altri casi seguiti negli Stati Uniti e in Europa. Il paziente di Oslo, insieme al caso del City of Hope, è inoltre tra i pazienti più anziani ad aver ottenuto questo tipo di risultato.
Nonostante i risultati incoraggianti, gli studiosi ribadiscono che il trapianto di cellule staminali non rappresenta una terapia applicabile su larga scala contro l’HIV. Si tratta infatti di un intervento complesso, riservato a pazienti con gravi patologie ematologiche e associato a rischi significativi, tra cui complicanze immunologiche come la graft-versus-host disease.
Nel caso specifico, questa complicanza si è risolta e potrebbe aver contribuito, secondo gli esperti, a ridurre i cosiddetti serbatoi virali, favorendo la scomparsa dell’infezione attiva.
La comunità scientifica continua comunque a considerare questi casi come fondamentali per comprendere i meccanismi alla base di una possibile cura definitiva dell’HIV, anche se ancora lontana dall’essere disponibile in modo diffuso.
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