l'editoriale
Cerca
La ricorrenza
01 Maggio 2026 - 17:08
L'omicidio di Carlo Casalegno, ucciso dai terroristi
Ogni anno, in occasione della Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafia e terrorismo (si celebrerà domenica), il mondo dell’informazione si ferma per ricordare chi ha pagato con la vita il proprio lavoro. Una ricorrenza che si intreccia con la Giornata mondiale della libertà di stampa e che richiama un principio fondamentale: informare può essere pericoloso, soprattutto quando si raccontano poteri criminali e verità scomode.
In Italia, dal secondo dopoguerra a oggi, sono almeno 28 i giornalisti uccisi mentre svolgevano la loro professione, tra mafia, terrorismo e missioni all’estero. Di questi, undici sono caduti direttamente per mano della criminalità organizzata o del terrorismo interno, un dato che restituisce la portata della minaccia subita da chi indaga su poteri illegali.
Tra i primi nomi c’è quello di Cosimo Cristina, ucciso nel 1960 dalla mafia dopo aver raccontato i cambiamenti di Cosa nostra. Negli anni Settanta e Ottanta la scia di sangue si allunga: Mauro De Mauro, scomparso nel 1970 e mai ritrovato, Giovanni Spampinato assassinato nel 1972, e ancora Peppino Impastato, ucciso nel 1978 per le sue denunce contro i boss locali.
Accanto alla violenza mafiosa si affianca quella del terrorismo. Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa, viene ucciso nel 1977 dalle Brigate Rosse, mentre Walter Tobagi, firma del Corriere della Sera, cade nel 1980 in un agguato terroristico. Sono gli anni di piombo, in cui raccontare il terrorismo significava spesso diventarne bersaglio.
La criminalità organizzata continua a colpire anche negli anni successivi: Mario Francese (1979), Giuseppe Fava (1984), Giancarlo Siani (1985), Mauro Rostagno (1988) e Giuseppe Alfano (1993) sono uccisi per le loro inchieste su mafia e camorra. Nomi che rappresentano solo una parte di una lunga lista di cronisti che hanno pagato con la vita la ricerca della verità.
A questi si aggiungono i giornalisti morti all’estero, spesso in contesti di guerra o inchieste internazionali. Tra loro Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia nel 1994, ma anche Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni e Andrea Rocchelli, caduti in diversi scenari di conflitto.
Il fenomeno non appartiene solo al passato. Le minacce ai giornalisti continuano ancora oggi: migliaia di cronisti in Italia vivono sotto pressione, tra intimidazioni, querele e atti violenti. Una condizione che dimostra come il lavoro giornalistico resti esposto a rischi concreti, soprattutto quando tocca interessi economici e criminali.
La Giornata della memoria non è dunque soltanto un momento di commemorazione, ma un richiamo alla responsabilità collettiva. Ricordare questi nomi significa difendere il diritto all’informazione e la libertà di stampa, pilastri fondamentali di ogni democrazia.
Perché dietro ogni giornalista ucciso c’è una storia di verità cercata e spesso scomoda. E il loro sacrificio continua a rappresentare un monito: senza informazione libera, non può esistere una società davvero libera.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Walter Altea
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..