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L'attentato
01 Maggio 2026 - 15:30
Un nuovo elemento si aggiunge al caso del presunto attentato contro Donald Trump, avvenuto durante la tradizionale cena dell’White House Correspondents' Association. La procura federale di Washington ha reso pubblico un video inedito che potrebbe contribuire a chiarire la dinamica dei fatti.
Il filmato, diffuso dalla procuratrice Jeanine Pirro attraverso i social, mostra Cole Tomas Allen, 31 anni, nei momenti precedenti all’attacco. Le immagini lo ritraggono mentre si muove all’interno dell’hotel la sera prima dell’evento, un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una azione pianificata con attenzione.
Nel video si vede anche l’uomo superare un metal detector proprio mentre parte dei controlli di sicurezza veniva smantellata. Secondo l’accusa, si tratterebbe di un passaggio chiave: Allen avrebbe approfittato di quella fase per tentare l’irruzione nell’area protetta. Tuttavia, il filmato – privo di audio – non mostrerebbe in modo chiaro il momento in cui l’uomo avrebbe effettivamente aperto il fuoco, lasciando spazio a interpretazioni diverse.
L’episodio risale alla sera del 25 aprile, all’interno del Washington Hilton, dove si stava svolgendo la cena annuale con la presenza dello stesso Donald Trump e di numerose autorità.
Secondo gli investigatori, Allen – originario della California – sarebbe entrato in azione intorno alle 20.40, armato con un fucile a pompa, una pistola e altre armi. Dopo aver forzato un checkpoint di sicurezza, avrebbe sparato contro un agente del Secret Service, colpendolo al torace. Il colpo non si è rivelato fatale grazie al giubbotto antiproiettile indossato dall’agente.
La risposta delle forze dell’ordine è stata immediata: l’aggressore è stato rapidamente bloccato e neutralizzato prima che potesse proseguire.
Le indagini successive hanno evidenziato elementi che farebbero pensare a un’azione studiata in anticipo. Allen era arrivato a Washington il giorno precedente, scegliendo di soggiornare proprio nello stesso hotel dell’evento.
Gli inquirenti hanno, inoltre, rinvenuto messaggi inviati ai familiari, caratterizzati da contenuti deliranti, nei quali l’uomo si autodefiniva un “sicario federale” e faceva riferimento a presunti “traditori” da colpire all’interno delle istituzioni.
Nonostante il nuovo video rappresenti un tassello importante, restano ancora zone d’ombra nella ricostruzione. L’assenza dell’audio e alcuni passaggi poco chiari continuano ad alimentare il confronto tra accusa e difesa.
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