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La storia

Diventare ricchi con gli assegni "modificati": ecco l'Italian Job di una banda di falsari

Avevano messo in piedi una "lavanderia" da centinaia di migliaia di euro. Poi sono finiti nei guai

Diventare ricchi con gli assegni "modificati": ecco l'Italian Job di una banda di falsari

Il loro principale "oggetto di lavoro" erano gli assegni circolari: potevano arrivare fino a 50mila o 100mila euro. Il beneficiario originale veniva modificato, poi l'assegno passava di mano in mano e arrivava in banca. Lì, grazie alla disattenzione dei funzionari, si completava il piano: quel foglietto di carta si trasformava in soldi reali, che poi venivano trasferiti su diverse carte PostePay per complicare la vita a chi doveva tracciarne gli spostamenti.

Ecco come funzionava questo "Italian Job", dal nome della società cui è stato intestato uno degli assegni (e dal celebre film omonimo). Secondo l'accusa, la banda di falsari poteva contare su almeno 19 membri: tutti rinviati a giudizio a Torino con l'accusa di ricettazione e riciclaggio e difesi, tra gli altri, dagli avvocato Maurizio Pettiti e Fabrizio Bernardi. Nell'ultima udienza, qualche giorno fa, alcuni di loro hanno patteggiato pene fino a 2 anni e 3 mesi, con la sospensione condizionale o la conversione in lavori di pubblica utilità. Ma altri sono stati rinviati a giudizio e si ritroveranno a processo in primavera.

La Procura ha ricostruito i ruoli dei presunti falsari, distinguendo tra i vertici della "lavanderia di denaro" e chi faceva il lavoro più sporco. Erano questi "galoppini", a quanto pare, a presentarsi agli sportelli bancari con gli assegni contraffatti in mano. E in cambio ottenevano della percentuale sulla somma incassata. Altri, invece, fornivano le carte prepagate da ricaricare con i fondi sottratti. 

Nella trappola, stando a quanto emerso dalle indagini, il Banco di Napoli, che ha perso circa 200mila euro, e la Banca di Credito Cooperativo, "alleggerita" di 76mila euro. I due istituti si sono costituiti parte civile ma agli atti risultano assegni falsificati anche in altre banche, come Fideuram, Monte dei Paschi e Deutsche Bank. I falsari sarebbero passati anche dall'ufficio postale di via San Quintino, in pieno centro a Torino, e dalle filiali Unicredit di corso Francia e corso Sebastopoli. Che non sono caduti nella trappola, a differenza di molti altri: secondo la Procura, i proventi illeciti ammonterebbero a circa 300mila euro. 

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