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11 Gennaio 2026 - 07:30
Negli ultimi anni il sistema delle prestazioni assistenziali in Italia ha mostrato un andamento divergente: mentre le pensioni di invalidità previdenziali sono diminuite, quelle di invalidità civile hanno registrato un aumento costante. Secondo la Cgia di Mestre, questo fenomeno potrebbe essere collegato, almeno in parte, alla cessazione del Reddito di cittadinanza, anche se non esistono prove definitive.
Al 31 dicembre 2024, le pensioni di invalidità attive in Italia erano 4.313.351. Di queste:
899.344 erano prestazioni previdenziali
3.414.007 erano prestazioni di invalidità civile
Tra il 2020 e il 2024, le pensioni previdenziali sono diminuite del 14,5%, mentre quelle civili sono cresciute del 7,4%, con un incremento particolarmente marcato tra il 2022 e il 2024.
Nel 2024, la spesa complessiva per le pensioni di invalidità ha raggiunto i 34 miliardi di euro, di cui 21 miliardi destinati all’invalidità civile e 13 miliardi a quella previdenziale.
La Cgia si interroga sull’esistenza di una correlazione tra l’abolizione del Reddito di cittadinanza e la crescita delle pensioni di invalidità civile. Ufficialmente, le due misure hanno finalità diverse: il Reddito era uno strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre l’invalidità civile tutela persone con limitazioni fisiche o psichiche certificate.
Tuttavia, la fine del Reddito di cittadinanza ha lasciato scoperta una fascia di popolazione con difficoltà occupazionali strutturali, rendendo l’invalidità civile, per molte famiglie, l’unica fonte di sostegno economico disponibile.
Secondo l’Ufficio studi, dimostrare un nesso causale diretto è complesso, sia per la mancanza di dati omogenei sia per la delicatezza del tema, che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Nonostante ciò, il dubbio di una connessione indiretta resta, soprattutto in alcune aree del Paese.
L’incremento delle pensioni di invalidità civile è stato più forte nel Mezzogiorno, dove tra il 2020 e il 2024 si registra un aumento dell’8,4%. Tra il 2022 e il 2024 la crescita è stata ancora più significativa (+7,2%).
Nonostante una popolazione inferiore rispetto al Nord (19,7 milioni contro 26,3 milioni), il Sud conta circa 500 mila invalidi civili in più.
La Calabria è la regione con la più alta incidenza delle pensioni di invalidità sulla popolazione (13,2%), seguita da Puglia, Umbria e Sardegna. Le percentuali più basse si registrano in Piemonte, Lombardia e Veneto.
A livello provinciale, Reggio Calabria è in testa con quasi 15 prestazioni ogni 100 abitanti, seguita da Lecce e Crotone. Le incidenze più contenute si osservano a Prato, Firenze e Trieste.
Tra il 2020 e il 2024, la regione con l’incremento percentuale più elevato è stata la Puglia (+14,1%), seguita da Basilicata e Calabria. Gli aumenti più contenuti si registrano in Toscana e Friuli Venezia Giulia.
Nel 2024, la spesa per le sole pensioni di invalidità civile ha raggiunto i 21 miliardi di euro, quasi il 47% dei quali destinati al Mezzogiorno. La Campania è la regione con la spesa più elevata, seguita da Lombardia e Lazio. Il Molise registra l’importo più basso.
L’assegno medio mensile nazionale è pari a 501 euro.
Sul fronte delle frodi, non esistono dati ufficiali complessivi. Tuttavia, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, tra il 2020 e il 2021 la Guardia di Finanza ha accertato truffe nel comparto previdenziale per circa 48 milioni di euro, includendo pensioni di invalidità civile e assegni sociali.
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