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Il caso
13 Gennaio 2026 - 05:54
Non è ancora l’ultima parola. Ma domani potrebbe diventarlo. Domani, davanti al tribunale di Torino, si discuterà la richiesta di archiviazione del caso di Mara Favro, la donna scomparsa tra il 7 e l’8 marzo 2024 in Valle di Susa e ritrovata un anno dopo senza vita, in fondo a un dirupo nei boschi di Gravere. L’udienza si terrà a porte chiuse. Sul tavolo, l’opposizione dei familiari alla decisione della Procura di chiudere il fascicolo, ritenendo più probabile l’ipotesi del suicidio. Per la famiglia Favro, quella parola - suicidio - non è mai esistita. Mara non si è uccisa. Ne è convinto anche l’avvocato Roberto Saraniti, che assiste i familiari e che ha depositato una dettagliata opposizione alla richiesta di archiviazione. Un atto in cui vengono elencate incongruenze, omissioni e presunte menzogne che, secondo la difesa, rendono impossibile chiudere l’inchiesta senza ulteriori accertamenti. Il procedimento era stato aperto ipotizzando i reati di omicidio e occultamento di cadavere. Poi la svolta della Procura, che ha chiesto l’archiviazione. Ora la decisione passa al giudice, chiamato a stabilire se fermare tutto o ordinare nuove indagini.
Al centro dell’opposizione ci sono le dichiarazioni dei due indagati: l’ex datore di lavoro di Mara, Vincenzo Milione, difeso dall’avvocato Luca Calabrò, e l’ex pizzaiolo Cosimo Esposto, assistito dall’avvocata Elena Emma Piccatti. Secondo Saraniti, entrambi avrebbero fornito versioni non veritiere su quanto accaduto nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2024. Un passaggio chiave riguarda un presunto controllo dei carabinieri. «Milione ha riferito in più occasioni di avere ricevuto un controllo da parte dei carabinieri quella notte - si legge nell’atto - ma tale circostanza è smentita dagli atti: nessuna pattuglia in servizio risulta essersi fermata presso la sua abitazione».
Non torna nemmeno il racconto secondo cui Esposto avrebbe accompagnato Mara dalla pizzeria verso casa. I dati delle celle telefoniche collocano il telefono di Esposto nella zona di Chiomonte solo tre minuti prima che quello di Mara agganci la zona di Susa. Un dettaglio che, per la difesa, rende incompatibile la versione fornita. La conclusione dell’avvocato è netta: il racconto dei due indagati sarebbe falso e concordato per allontanare sospetti sull’ultima notte di Mara. C’è poi un altro capitolo, più delicato, che riguarda la vita privata della donna.
Negli atti viene richiamata una relazione avuta da Mara con un imprenditore residente a Monte Carlo, descritto come vicino ad ambienti influenti. Dalle intercettazioni emergono nove mesi di chat: lui le chiede di mettersi insieme, la introduce in contesti definiti libertini, frequentazioni e rapporti consensuali con altre coppie. Poi qualcosa cambia. Mara si raffredda, si allontana, smette di rispondere. Se all’inizio replicava ai messaggi quasi subito, col tempo interrompe quasi del tutto i contatti, mentre lui continua a cercarla. Non è l’unico uomo con cui Mara ha avuto relazioni nei due anni precedenti alla scomparsa, ma - sostiene la difesa - su questa figura non sarebbero mai stati fatti approfondimenti significativi, se non un interrogatorio nel quale l’uomo avrebbe inizialmente mentito.Mara Favro aveva 51 anni ed era madre di una bambina. È scomparsa l’8 marzo 2024. Domani, 14 gennaio, il giudice deciderà se questa storia può essere archiviata o se, invece, non è ancora arrivato il momento di mettere un punto.
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