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IL CASO
21 Gennaio 2026 - 07:30
Spaccio, degrado, rifiuti e tanta paura. Un’intera zona sotto scacco dei pusher. Il punto di ritrovo è il giardino Battistini, un’area di confine tra Torino e Moncalieri su cui hanno ormai il pieno controllo: «Qui, comandano loro», racconta il signor Fabio, negoziante della zona. Una situazione comune a tutta quella “fetta” di territorio, a partire dal vicino parco di Italia ‘61. Forse sono gli stessi soggetti che, scavallando verso la provincia, fanno avanti e indietro tra le due città.

«Si incontrano indisturbati apposta per vendere sostanze, in via Martiri è uno spaccio continuo», continua Fabio. Si raggruppano anche in pieno giorno, sin dalla tarda mattinata, e «occupano» il parco che diventa così il salotto dello spaccio. Talmente a loro agio che c’è anche chi si porta “da casa” un sedile dell’auto da usare come una comoda poltrona “da ufficio” per svolgere i propri affari in tutto comfort.

Nel frattempo, però, chi dovrebbe (e vorrebbe) vivere la zona, non può farlo e nel pomeriggio scatta il coprifuoco. «Le persone - spiega Fabio - hanno talmente paura che possa succedere qualcosa da non uscire più dopo le 16.30, massimo le 17». Un problema che si riflette in due modi sul territorio. Il primo riguarda chi in questa zona ci abita, la cui preoccupazione è talmente tanta che impedisce loro di vivere la propria via, di scendere di casa o portare i bambini al parco. E poi ci sono i negozi, il cui danno è facile da calcolare: se la gente non esce, non compra. Una formula logica a cui però si aggiunge un nuovo fattore, che nell’ultimo periodo è peggiorato, l’assalto degli spacciatori.

L’ultimo episodio risale a ieri mattina. Il signor Fabio, proprietario di un negozio per il benessere degli animali in via Fratelli Rosselli (Moncalieri), andando ad aprire l’attività ha trovato la saracinesca mezza alzata. «Qualcuno ha tentato di entrare». E non è la prima volta. «Un giorno non trovando soldi in cassa, quasi per “dispetto” hanno distrutto il registratore e strappato dei documenti che erano lì - racconta Fabio - Ma se prima a fare queste cose erano delle bande, adesso sono i tossici».

Negli anni, come ha spiegato, il venditore, negozianti e cittadini hanno tentato di “smuovere le acque” attraverso delle petizioni, ma «non sono servite». Nonostante le molteplici segnalazioni, «la situazione non cambia, anzi peggiora». «Quando chiamiamo - continua Fabio - polizia e carabinieri arrivano, ma ci dicono che non possono farci niente». E il giorno dopo, e dopo ancora, mentre i cittadini al calar del sole si barricano in casa, loro sono di nuovo lì.
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