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Nichelino è il primo Comune in Italia a intitolare un centro giovani a Giulio Regeni

La famiglia del ricercatore: «Tante gocce fanno un mare, tante azioni possono diventare un’onda»

Nichelino è il primo Comune in Italia a intitolare un centro giovani a Giulio Regeni

Da oggi l’InformaGiovani di Nichelino cambia nome e identità. Lo sportello comunale per le politiche giovanili è stato intitolato a Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto. Una scelta formalizzata con una cerimonia pubblica che, nelle intenzioni dell’amministrazione, colloca Nichelino come primo Comune in Italia ad aver dedicato un centro istituzionale per i giovani alla memoria di Regeni. Un atto amministrativo che rivendica un significato politico.

«Non riguarda solo Nichelino, ma l’intero Paese», ha spiegato l’assessore alle Politiche giovanili Fiodor Verzola. «È un gesto che vuole fare da esempio e stimolo per altre amministrazioni, affinché si uniscano a una richiesta collettiva di verità e giustizia per Giulio Regeni, trasformando il ricordo in responsabilità pubblica». L’InformaGiovani, ha ricordato Verzola, è stato negli anni uno spazio attraversato da migliaia di ragazze e ragazzi, un presidio pubblico che ha scelto di intercettare chi restava fuori dai percorsi tradizionali. «Un luogo che non si è rivolto a chi era già dentro i circuiti, ma a chi era più fragile, agli ultimi, a chi non aveva voce». L’intitolazione a Giulio Regeni, ha aggiunto, lega in modo definitivo le politiche giovanili ai valori della conoscenza, del dubbio, dello studio e della responsabilità civile. All’interno dello spazio è stato realizzato un murales con il volto del ricercatore e una bussola, accompagnata da quattro parole: naviga, sogna, costruisci, trasforma.

Un segno visivo che accompagna il cambio di nome e ne rafforza il senso. Durante la cerimonia è stata letta anche una lettera della famiglia Regeni. Paola e Claudio Regeni si sono rivolti ai più giovani, affidando loro il significato di quella scelta. «Vogliamo consegnarvi il concetto di memoria attiva», hanno scritto. «Un ricordare facendo, mettendo a disposizione ciò che si ha e ciò che si sa fare. Sembra poco, ma se unito agli altri diventa tantissimo. Tante gocce fanno un mare e possono diventare un’onda».

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